Archivio

Archivio Luglio 2005

come ambra bruciata

31 Luglio 2005 4 commenti


Al tramonto l?acqua marina diveniva, senza sosta, più brillante, luccicava, abbagliava, era piena di piccole scintille luminose, a mano a mano si dorava; nella stanza arrivavano luci aranciate, come ambra bruciata e ombre nere agitate dal soffio della brezza.
La tinta era sempre più fulva, il dondolio più lento.
Sembrava un merletto lucente, ondeggiante, che avvolgeva i miei pensieri, poi, lentamente, tutto si spegneva, il giorno moriva, lanciando nel cielo il suo ultimo raggio verde.
Lontano, ancora oltre l?orizzonte, il fumo saliva lento incontrava la notte, il Vesuvio sbuffava sui miei ricordi, sui miei rimpianti.

Categorie:On the road Tag: , ,

manda una foto

31 Luglio 2005 3 commenti


cerco foto sul Cilento, ma non solo, mi piacerebbe avere immagini del popolo cilentano, degli uomini e delle donne, di oggetti particolari, magari antichi, di vicoli, monumenti,opere d’arte, chiese, processioni, confraternite, foto che sappiano raccontare.
Se volete aiutarmi, tutte quelle che saranno inserite in questo blog, ripoteranno il nome della persona che le ha inviate e quanto alro vogliate che sia pubblicato.
L’amore per questa terra mi spinge a fare questa ricerca, così che tutti coloro che approderanno qui potranno conoscere questo incanto: il Cilento.
Spedite le vostre foto all’indirizzo arteeparte@tiscali.it
Grazie a tutti.

Categorie:Curiosità Tag: ,

Le focare.

31 Luglio 2005 1 commento


Ad Agropoli, a Natale andavamo alla chiesa di San Pietro e Paolo, la famiglia Rotolo apriva il portone che si affacciava sullo slargo, tutto il paese trasportava nella piccola e raccolta piazza, fascine e tronchetti di legna.
La vigilia si accendeva il fuoco.
- Le focare.-
Le casate nobili dei Ceraso, Maio, Mingione, Storti e Vecchio erano vicine, nell?abbraccio attorno al fuoco.
La fiamma brillava ed insieme riscaldava, le lingue infuocate salivano verso la notte, di tanto in tanto le scintille crepitavano, sussurravano, agonizzante legno morente, diventavano piccole stelle, frantumi di fuoco conquistavano il cielo, salivano nel buio che cambiava il suo colore.
Nel vento delle tenebre ci riunivamo attorno al fuoco e alternavamo canti e preghiere, prima di iniziare le liturgie, il sacerdote benediceva il fuoco.
L?indomani, Giuditta, lentamente, raccoglieva la cenere e il carbone e lo portava a me come segno benaugurale e protettivo.
Lo stesso rituale avveniva per Pasqua, solitamente le serate più tiepide rendevano più bella e lunga la funzione e Giuditta, al mattino, arrivava col carbone tardi e con gli occhi cerchiati.

Categorie:Senza categoria Tag:

l’indovinello cilentano in italiano

30 Luglio 2005 1 commento


abito in un alto palazzo
bianca sono poi nera divento
vado nella chiesa
e faccio luce

chi indovina?

l’indovinello cilentano

30 Luglio 2005 Commenti chiusi


abito in autu palazzu
ianca son’e nera me fazzu
vau inta a chiesa
e lumi fazzu

chi indovina?

Lune all’incanto.

30 Luglio 2005 1 commento


Stasera, alle 21,30 a San Martino Cilento, nella piazza della chiesa, vi aspettiamo per proporvi uno spettacolo intenso, che porta la firma del regista Mimmo Russo.
Un racconto teatrale ricco di momenti di riflessione e d?ilarità per ripercorrere le proprie origini, uno splendido mosaico nel quale accadono cambiamenti inevitabili e indispensabili alla continuità della vita, capaci di esorcizzare la sarcastica maschera agghiacciante della morte, per gestire gioia e dolore all’interno di un sentimento comune che difende il singolo dall?insorgere dello smarrimento.
Seduzione, malocchio, purificazione, maleficio, verginità, redenzione, sentimento d?amore, fattura, tradimento, perdita, fatalità, nascita, morte? questi alcuni degli argomenti trattati durante lo spettacolo dal gusto antico, che sottende alla riscoperta delle origini cilentane.
Le processioni con le cente, le jenare e i lupi mannari, il monaciello, le ninnananne, le filastrocche rendono la rappresentazione uno splendido contenitore in cui ritrovare l?antico Cilento e in particolare Laureana: un lavoro corale proposto con garbo e con un pizzico d?effervescente umorismo, che ha allieterà la serata.

Una buona occasione per scoprire il Cilento.

Categorie:Teatro Tag: ,

il respiro dello zefiro

30 Luglio 2005 1 commento


Mi piaceva passeggiare per il borgo, infilarmi nei vicoli odorosi di fuoco e sentore umano, scorgere il mare: arrivare di corsa al suo limite.
La campagna scendeva al mare e il mare di zaffiro s?infilava nella terra.
Vicoli ricoperti di pietre correvano giù dall?alto e malmenandosi tra curve si gettavano verso la piazza, affacciata sul mare.

Sì, andare sulle rive selvagge: cercare il luogo esatto in cui l?acqua trovava la terra, ora di roccia, ora di lucente sabbia o di ciancianti sassi.
Il mare li agitava lentamente, i piccoli ciottoli sussurravano, si rimescolavano, dal loro rimestarsi saliva un soffio.
Tra le acque, il colore trasparente di pesci vitali, sfuggiva rapido in sempiterno guizzare.
Le conchiglie splendevano al sole, scintillavano in lontananza, ricci di mare rotolavano pigri, nonostante fossero scuri e bruni, dai loro aculei, s?intravedeva l?arcobaleno, i colori iridi, il respiro dello zefiro modellava le mie vesti, mi ricolmava.
C?era uno spruzzo di nuvola nell?azzurro immenso.
Quella natura mi rapiva. Una goccia d?acqua.

Categorie:On the road Tag: , ,

Agropoli: un meraviglioso giardino

29 Luglio 2005 4 commenti


Navigavamo lungo la costa sconosciuta, i Lattari, fino a punta Campanella biancheggiavano cupi, a tratti lontani e piccoli bagliori, il rumore intermittente dei remi batteva i flutti delle acque marine, avanzavamo arrancando verso tutto ciò che c?era ignoto.
Il sospiro profondo del mare, si confondeva col mio, come se fosse stato umano e vivo.
Il nero, il buio e l?ombra svanivano, lentamente nasceva il nuovo giorno, benché la sfera pallida del sole si nascondesse di là dalle colline, una livida luce soffiava come vento invernale.
Di là del mare la mia città, Napoli, era sprofondata dietro l?orizzonte; davanti le acque nascondevano le nuove terre future. Una goccia d?acqua nell?immenso mare.
Finché lentamente il golfo senza profumi, si riempì di colori, il gelo svanì in nuvole turchine, Salerno e poi ancora la pianura paludosa, le lingue di sabbia: l?inverno concedeva una tregua.
L?aria era mite e carezzevole.
All?improvviso, apparve ai nostri occhi, magnifico il promontorio, che specchiandosi, da Narciso, sulle placide acque, innalzava verso il colore del cielo un castello.
Supremo miraggio, dolce sogno rapì i nostri palpitanti cuori. Sembrava possibile udirne i battiti pulsanti, forti, rumorosi.
Il mare ora splendeva, il suo riverbero illuminava le nostre figure di luce d?oro. L?imbarcazione, adesso, volava verso la meta.
Nonostante l?inverno fosse lì, sembrava che il vento primaverile anticipasse i suoi profumi, Agropoli silenziosa ci accoglieva.
Né lazzari, né folla di gente, solo il lavoro quieto di pescatori, il viso arso, le mani esperte, le reti rugginose al sole bianco, ci aspettava il paese senza suoni.
Solamente il rumore del cuore batteva nelle orecchie.
Giungemmo, così, in un?insenatura di sabbia, porto per piccoli legni da traffico, conchiglie rosa, stelle e ricci, in alto una chiesa colorata, intorno, il tenero arricciato verde delle colline.
Gli ulivi alzavano le chiome argentee graffiando il bianco del cielo ricamato di soffici nubi, lo sguardo spaziava verso le vigne nodose e nude, incontro a fichi grigi e sul corpo di agonizzanti pesci luminosi.
Correvamo sulla sabbia, correvamo su per gli scaloni che salivano lenti e si alzavano come terrazze sul mare, nell?acqua una piccola croce su uno scoglio.
Con forza bussammo all?immenso portone.
Il nostro respiro era affannoso e i visi rossi e felici, scomposti ci tenevamo per mano.
Agropoli, fiabesca, ci attendeva.
All?improvviso il portone del borgo si aprì ai nostri occhi. La chiesa colorata era lì, guardava il mare, lo dominava. I miei sguardi erano rapiti e fissi.
Gente nera e scalza si accalcava, ci fissava curiosa.
Una piccola piazza sulla rupe che si affacciava sul mare brillante d?azzurro tenerissimo, i vicoli di pietra pigri salivano, stendendosi dolcemente tra le case di sassi.
Fanciulli mi tiravano le vesti, spinti dalla processione avanzavamo, salivamo tra le case bionde, odori freschi di magiche e ignote piante, profumi ignoti, muli lenti con carichi di erbe misteriose, dorate, lo spiazzo, una nuova chiesa ai nostri occhi, grande, padrona della piazza, la strada di ciottoli saliva, si stringeva.
Finché apparve, isola sul fossato, l?emozione candida dell?antico castello.
Un ponte fra cielo e mare, c?invitava ad entrare in un meraviglioso giardino.

la sirena Erkula

28 Luglio 2005 4 commenti


Quando la nostra terra, Agropoli, era chiamata Petra e il fiume Testene aveva il nome di Foce, le acque del suo mare erano abitate dalla sirena Erkula.

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

Andros ed Erkula

28 Luglio 2005 3 commenti


Per Andros, il ricordo della sirena divenne una vera ossessione e di notte e di giorno il volto splendido di Erkula ritornava nella sua mente e anche nel sonno la sognava con inquietudine.
-Erkula, torna, non posso vivere senza di te.-

Andros correva al fiume e guardava il mare, sapeva, che le sue acque nascondevano il corpo amato della sua sirena e insieme il mostro marino.
Anziché svanire il ricordo di Erkula, sembrava, col passare dei giorni, diventare un dolore sempre più profondo e insieme ossessivo.
Andros non poteva dimenticare Erkula.

Riferimenti: cilento fiabesco

Categorie:Senza categoria Tag: ,