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Archivio Settembre 2005

forse

29 Settembre 2005 4 commenti


Pensavo al volo, al volo laborioso delle piccole api, a quello alto delle aquile, sai? le farfalle leggere che nell?aria volteggiano.
Nel Cilento, il cielo è pieno di movimenti d?ali impalpabili e nell?azzurro spalmato di nuvole vaporose dei primi giorni d?autunno, è tutto un rincorrersi in volo.
Richiamo alla mente gli antichi miti e, tra tanto volare, è Icaro che immagino alzarsi ancora una volta e una volta ancora, poi?cade, frantumi di sogno, schegge d?autunno, ma nulla finisce, no, lentamente nel cielo più ricco di tinte ritorna a volare, forse solo per me.

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il regno degli Dei

24 Settembre 2005 11 commenti


Il bel borgo antico di Agropoli è adagiato su un dolce promontorio a picco sul mare e in quelle placide acque si specchia.
La sua bellezza rapisce lo sguardo e, se la osservi dalla marina, i tuoi occhi ruberanno per sempre un angolo del paradiso al creato. Pensieri, guardando oscillare lentamente le barche, che si altalenano nel balenio del raggio blu dell?acqua, mentre lei si alza verso il cielo fatato, dalla rupe dorata, specchiandosi nel silenzio del sole che sorge illuminandole il suo volto radioso.
Pare una donna che pettina i suoi riccioli di leccio, le sue ciocche inanellate, lei. bellezza marina, mediterranea dea.
Agropoli, da altera regina assopita, si distende pigra, rilassa il suo corpo sinuoso sul letto di mare e le piccole nivee barche, rapite, l?ammirano, dondolando al suo magnifico seno.
Il promontorio antico fu abitato fin dall’età del bronzo, poi durante il periodo romano, si sviluppò il borgo chiamato Ercula, in seguito sotto i bizantini, si fortificò il promontorio e prese il nome di Akropolis. Il borgo antico, oggi visibile, si sviluppò nel periodo medievale.
Ercula, dal nome di Ercole, richiama alla mia mente altri pensieri, evoca fantasie, che affondano nel magico mondo dei miti.
Per me Erkula è la sirena di Agropoli, per questo luogo d?incanto, ho immaginato la vita di una donna per metà pesce, che qui ha conosciuto l?amore.
Le case del piccolo borgo sono addossate le une alle altre e separate da strette viuzze e scalette che portano al mare, al porto peschereccio.
In periodo angionino/aragonese fu edificato il castello a pianta triangolare che domina il paesaggio, vero padrone del villaggio.
Se guardi, vedi i colori della chiesa dei pescatori e la porta che custodiva il regno degli dei, sì, agli occhi miei Agropoli è l?Olimpo.
Milena Esposito.

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GuArdAMi CoSì

22 Settembre 2005 4 commenti


Ho quasi freddo, rabbrividisco e perdo il colore del giorno.
Guarda, no, non guardarmi ora così: io non ho più le ali, le ali e i colori, le calde tinte?incontro la notte.
Adesso il nero più scuro e resta il ricordo del sole del Cilento, adesso il cupo mi prende e non mi muovo: non posso e cerco quel caldo, dov?è tu lo sai?
Pian piano tutto scompare: nasce la notte.

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Ti aspettavo

22 Settembre 2005 Commenti chiusi


Non so perché, eppure c?era una voglia dentro?proprio di te.
Era un desiderio di coprirsi, proteggersi, la voglia del fresco muschio, del profumo del fuoco e degli aromi, odore di funghi.
L?umido che richiama alla mente la vita, le carezze d?acqua, di pianto del cielo, quel lieve saltellare di pioggia, che fresco rimbalza su muri e finestre e gioca lieto e il sole si copre di spuma e nubi: un po? si diverte, poi lancia i colori di un arcobaleno nel celeste pestano, lì, verso l?alto, dalla parte della Madonna del Granato e racchiude Capaccio in variopinta cornice.
Poi piove e l?autunno è arrivato.

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dove c’erano i ciliegi

17 Settembre 2005 5 commenti


Verso l?anno 990 d.C., i monaci basiliani giunti dall?Epiro edificarono, in località Ceraselo, così chiamata perché all?epoca era piena di piante di ciliegio, l?Abbadia di S. Giovanni Battista. Il Monastero, diretto da grandi ricercatori e filologi, fu uno dei più grandi ed importanti cenobi del monachesimo greco dell?Italia Meridionale. Le conoscenze più importanti e credibili sull?origine del Cenobio e della comunità di S. Giovanni a Piro, ci sono fornite dall?avvocato Pietro Marcellino Di Luccia. Questi, in una sua opera del 1700, ci ha trasmesso dati validi per la formazione di un attendibile disegno storico della cittadina. L?importanza della sua testimonianza è notevole in quanto egli poté consultare documenti oggi scomparsi. Il luogo dove sorse il Cenobio, posto alle falde del monte, costituiva un rifugio sicuro e pressoché inattaccabile. I frati basiliani vollero immediatamente cominciare la coltivazione, dando pregevole avvio, oltre che a colture di ogni genere, anche all?industria, in modo da assicurare al cenobio una considerevole e indispensabile risorsa economica che rendesse sicura una completa indipendenza ed una vita propria alla nuova comunità. I monaci basiliani, oltre a servirsi della mano d?opera della insufficiente gente del vicino centro abitato, fecero venire sul posto pure molti mezzadri dei paesi vicini che ben presto si stabilirono anch?essi ai piedi del monte di Bulgheria. Un primo centro abitato degno di tale nome sorse, sul territorio dove oggi c?è S. Giovanni a Piro, in seguito alla terribile distruzione della vicina Policastro del 915 ad opera dei Saraceni provenienti da Agropoli. I policastresi sopravvissuti alla distruzione stabilirono di lasciare la costa e cercar rifugio in luoghi più protetti e meno visibili. La popolazione si sviluppò in modo rilevante, nuove case furono realizzate, ed il piccolo borgo divenne ben presto un vero e proprio villaggio che, prendendo il nome dal titolo della vicina Abbadia basiliana, iniziò a chiamarsi S. Giovanni.

Da vedere :
Cenobio Basiliano (X sec.)
Chiesa della Madonna di Pietrasanta
Panorama dalla Loc. Ciolandrea
Opere del Pittore José ORTEGA a Bosco
Porto e borgo marinaro di Scario
Costa Infreschi

- in auto dall’AutoSole Salerno – Reggio Calabria uscita Padula – Buonabitacolo e proseguimento per la Superstrada Bussentina, direzione Scario;
- in treno, linea Napoli – Reggio Calabria con fermata alla stazione di Sapri oppure Policastro Bussentino.

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Perderemo i colori

16 Settembre 2005 6 commenti


Quando non ci sarete più, lentamente il grigio andrà oltre, coprendo di freddo ogni cosa, quando nell?aria non ci sarete più, il Cilento cambierà le sue tonalità.
Perderemo l?azzurro, ma avremo il rosso, che al vostro posto volteggerà nel cielo, il rosso delle leggere foglie, nell?ultimo volo, avremo poi gli aghi delle castagne di un verde tenerissimo fino al colore della terra.
Se andrete via perderemo il colore delle farfalle e arriverà l?autunno con i suoi doni profumati.

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Non ti muovere

15 Settembre 2005 7 commenti


Vedi, c?è più grigio intorno a te e l?ulivo è attraversato da un brivido, lo senti?
È un antico respiro.
Lui ora resta chino: delle sfere ha il peso.
Vedi, la foglia cade adesso e danza, volteggia in un lieto girotondo, girotondo, girotondo.
Ascolta il canto del vento, che rende strumenti le piante e? diventa un CoNCerTo.
Allegro mormora agli alberi, ombrelli che celano uccelli, alate creature nascoste e saltanti.
Vedi, l?erba si muove, un?onda mai ferma e?profuma di buono.
Alzati verso l?inganno del cielo e poi sollevati, lieve piuma iridata, nel soffio di vita.
Ancora un insetto: sei tu piccola mia, dolce essenza di volo, sublime presenza silenziosa?tu, scheggia d?arcobaleno, cerchi un riparo più caldo e ti appoggi a quel vetro di foglia.
Il Cilento si spoglia d?estate e così una lacrima scende?ti trova, ti bagna e resti a quella finestra legata.
Vedi, ci sono più nuvole attorno a te e volano i giorni con le ali trasparenti.
Vedi, vorrei poterti aiutare con la mia mano, tu volo interrotto, tu vita di ore.
Non ti muovi o forse sì?

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volo libero

13 Settembre 2005 8 commenti


L’Aquila reale divide il cielo del Cilento con altri rapaci come il Falco pellegrino, il Lanario, il Corvo imperiale ed il Gracchio corallino.
La poiana sfreccia contro il sole nell?ora più calda, apre le grandi ali al vento e plana nell?aria tersa, colore azzurro tenero.
Se ascolti il silenzio, odi mille canti diversi, senti le voci delle creature alate: le cince, i fringuelli, le cutrettole, i passeri e le capinere.
Lo sguardo è rapito dal volo dell?upupa, dal suo buffo ciuffo, dai suoi colori, poi volteggia una gazza, la vedi ora bianca ora nera, lei gracchia felice.
Adesso lo so, andranno via le rondinelle mie, ma quanta letizia hanno portato, che gioia infinita la loro danza nel cristallo paradisiaco d?un cielo senza nuvole.

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il comune più vasto del Cilento

13 Settembre 2005 Commenti chiusi


Sanza, il cui ampio territorio è parte notevole della Comunità Montana ‘Vallo di Diano’ e del Parco del Cilento e del Vallo di Diano per le sue ricchezze florofaunistiche e storicoambientali, è la porta d’ingresso del Cilento meridionale per chi vi arriva attraverso la S.S. 517 dopo aver lasciato l’Autostrada del Sole (A3) all’uscita di Padula-Buonabitacolo.
Ancor antecedente alla presenza lucana e romana, l’abitato arcaico ebbe una gran importanza strategica e mercantile come passaggio obbligatorio lungo l’antica carovaniera (la via del sale) che collegava la costa di Policastro col sud del Vallo di Diano.
Il popolo lucano dei Sontini, nominati dal naturalista romano Plinio il Vecchio, spinge a credere che l’abitato, in epoca lucana e romana, si chiamasse Sontia e che sorgesse in contrada Agno, dove nei decenni passati sono venute alla luce rare ma significative testimonianze (vasellame lucano e pietre tombali romane); d’altra parte l’antica carovaniera dovette mutarsi in un ràmulus (diramazione) della Via Annia che, realizzata da Roma verso la metà del II sec. a.c., da Capua attraverso il Vallo di Diano raggiungeva Reggio Calabria.
Nel Medioevo l’abitato si chiamò Sansa e in contrada Sirippi si stanziò una comunità di monaci italogreci nella grancia di S. Maria de Siripi dipendente dalla Badia di Grottaferrata di Rofrano; probabilmente anche il culto della Vergine della Neve o della Grotta sul Cervato cominciò col monachesimo basiliano.
In epoca sveva ed angioina, Sansa partecipò alla difesa e al mantenimento della fortezza di Policastro contro gli attacchi dei pirati saraceni e degli Almugàveri, mercenari degli Aragonesi nella disastrosa Guerra del Vespro (1282-1302), i quali più volte si spinsero nell’entroterra bussentino razziando e annientando gli abitati. Nella seconda metà del XIII sec. fu possedimento di vari Signori; poi, per circa 200 anni, dei potenti Sanseverino, dai quali nel 1498 passò ai conti Carafa di Policastro.
Nel Cinquecento vi fu una rilevante ripresa demografica ed economica: i fuochi (nuclei familiari) da circa 200 all’inizio del secolo passarono a 363 nel 1595 e ricchi possidenti portavano le mandrie a svernare nella piana di Matera.
Nel Seicento la situazione dell’abitato peggiorò: l’amministrazione si indebitò per 500 ducati in una lite giudiziaria col barone Marco Comite e rasentò il collasso per l’ospitalità forzata alle truppe spagnole; gli abitanti subirono stenti e molti morirono per la peste del 1656.
Il barone Giovanni Orefice fu decapitato (1640) a Napoli per aver ordito una congiura contro gli spagnoli.
Il territorio di Sanza è caratterizzato da due catene montuose.
Il Monte Cervati ben delineato tra Cozzo della Croce, Monte Forcella, Monte Motola, Monte Faitella e la Raia del Pedale ed il gruppo Monte Centaurino.
Monte Cervati con i suoi 1898 m. è il più alto della Campania.
La permeabilità del terreno, a causa di fenomeni carsici presenti, rende l?intera area del Cervati un importantissimo bacino idrografico da cui scaturiscono corsi d?acqua di notevole importanza, quali il fiume Bussento, il fiume Mingardo, il fiume Calore Lucano.
La sua natura, infatti, appare plasmata dalle forme carsiche che rappresentano la caratteristica geologica, dalle grandi gole scavate dai ruscelli eternamente in piena e dalle molteplici fonti di cui due captate, la sorgente di Varco dell?Abete e di Monte Menzano , utilizzate per alimentare il fabbisogno della popolazione sanzese e altri paesi del basso Cilento
Il paesaggio assume particolare bellezza nelle località Ponte Inferno e Varco dell?Abete, che è il nome dell?albero omonimo.
In questo luogo le acque impetuose delle sorgenti si fanno artefici di rapide e di cascate di rara bellezza.

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Passano gli anni

12 Settembre 2005 5 commenti


Tutto ripassa dentro di me, custodito come uno scrigno vitale. Ogni ricordo spettrale o gioioso che sia: l?estate, l?estate mia.
Tutto riposa quieto nell?intimo, serbato con cura, così, tra le cose più belle, uno schizzo di acqua marina, una stella che lenta cammina, poi un tuffo e ancora e ancora, passa via anche l?ultima ora.
Pigro fluire del tempo, lento ondeggiare del mare, donna sgualdrina, tu lenta ancheggi, arraffi cupida, ti tuffi profonda dentro di me, lama tagliente, tu amputi e scappi leggera tra l?aria cilentana, il fresco del vento,tu meretrice hai già preso il meglio.
Lasci, ghignando, gli avanzi e i giorni più freddi.
Eppure agghiaccianti i pensieri germogliano al gelo che verrà e dolce, più dolce, il futuro profuma di muschi, castagni e funghi, colora dei rossi, del luminoso giallo, dell?infuocato arancio.
Giorni diversi verranno: li accoglierò con gioia, li sto aspettando già.

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