Archivio

Archivio Agosto 2006

ti lavo le manine

31 Agosto 2006 7 commenti


Le mani sfregate da Mamma sotto il rubinetto.
Schiuma densa e spessa.
Mani nere.
Schiuma sporca corre nel lavandino e cerca il buco.
Scompare.
È inghiottita dal buco.
Brivido.
Sapone e bolle pulite di sapone odoroso.
Bollicine bianche.
Saponetta verde e mani paffute profumate di pulito.
Morbidezza.
Calore.
Sapore amaro. Frizzante e pungente.
Togli le mani dalla bocca. Te le ho appena lavate.
Ma Mamma, mi piace! Sono buone pulite.
Le tolgo.
Disappunto.
Disagio.

Categorie:On the road Tag: ,

un viaggio nel tempo

31 Agosto 2006 1 commento
Categorie:Curiosità Tag: ,

la mosca

31 Agosto 2006 Commenti chiusi


Cerco e cerco e poi finalmente trovo. Circa quattrocento pagine potrebbero essere utili. Lo spero. 392 compreso elenco e ringraziamenti. Sì, potrebbero.
Lo afferro e lo porto con me su un altro lettino da Mare, nel mio Giardino, tra l?Ulivo e il selciato.
Attraverso gli Occhi color miele, ascolto le parole e parole e parole.
Tante tutte nere e piccole e tante. Tra di loro mi arriva attraverso il miele una prima emozione e la sento e la tengo. La voglio trattenere e prendere oppure buttarla e non so se mi piace se è buona o perversa e leggo e forse la tengo e forse non dovrei.
Leggo e continuo. Ascolto le voci della mia Casa e della mia Famiglia. il suono apre finestre e chiacchiera e ascolta Musica e la Musica è buona e fa bene e si mischia al mio libro. Tutti si sono svegliati e alzati e sono in fermento e in azione e pure io e leggo e ascolto con gli Occhi.
Il miele filtra la lettura e la divora lentamente e l?assapora e la lettura è buona e prende e rapisce e trascina lontano lontano. Trasporta in un viaggio e in un altro paese e in un altro posto e ti prende per mano e ti porta e ti trovi in un posto che non conosci e neanche gli abitanti e rifletti e pensi e sei già in viaggio. Il viaggio continua.
Mi muovo sul lettino e sposto lo sguardo e Agropoli riemerge. Prima non c?era. Prima ero via nel mio viaggio virtuale nel libro. È bello questo libro. Mi piace.
È utile ed emoziona e trasporta e cancella Agropoli.
Mi volto sul lettino, mi metto a pancia sotto e continuo la lettura.
Ricomincia il viaggio.
Un viaggio in macchina e in treno e a piedi di corsa e nella metropolitana in un luogo che io non conosco.
Il viaggio appassiona e continua.
Un batticuore.
Il miele si sazia e ne vuole ancora. Ancora. Ancora.
Sulla mia gamba arriva una mosca e poi vai e poi si posa sul braccio.
Mi agito e la scaccio. È istinto. Lei arriva e io la scaccio. Sempre e sempre e insiste. Mi urta e mi schifa. Mi muovo e lei torna ed io la scaccio. Mi secca. Mi stufa e mi fa ribrezzo e mi agito.
Mi scuoto e lei mi solletica e mi muovo. La mosca e la noia.
Mi continua a molestare e vorrei viaggiare ancora e non distolgo lo sguardo.
Ogni tanto agito il braccio o la spalla o la coscia o la gamba e lei ritorna ogni fottutissima volta. Sempre e sempre.
Il suo istinto ed il mio si scontrano e lei torna ogni volta. Fastidio sottile.
Io cerco il mio viaggio e lei pure. Molestia schifosa. Ora basta.
Urlo di sdegno e basta. Mi metto seduta e la vedo.
La bolla di sapone rimbalza sul mio corpo inesorabile.
Non era una mosca.

Categorie:Internet Tag:

la bambina volante

30 Agosto 2006 3 commenti


Quando uscivano tutti, la bambina di nascosto sapeva volare.
Lo faceva solo se era certa di non essere vista da nessuno.
Volava dal pavimento al soffitto a Casa sua o dalla Nonna.
Non lo faceva mai all?aperto perché altrimenti poteva essere vista da qualcuno e questo non era possibile perché il suo potere doveva essere un segreto.
Quando volava la sensazione era di vuoto e di pieno insieme.
Era una nuvola di corpo di bambina volante.
L?emozione era felice e forte e la più bella che avesse mai avuto e ancora di più di quello che si possa immaginare.
Non dedicava al volo molto tempo, perché non era utile.
Era talmente entusiasmante che le bastava poco di quella gioia. Qualche minuto; appena era sola, si chiudeva in camera, in qualsiasi stanza e la bambina volava.
Una volta all?improvviso la porta si aprì e la bambina ebbe un batticuore e non l?aveva mai avuto e non sapeva cosa fosse e si nascose sull?armadio.
Poteva vedere gli altri da lì. Li osservava dall?alto verso il basso e tutto era diverso diverso. Vedeva le teste e il corpo lo vedeva poco e le punte delle braccia e il naso li vedeva un po? di più.
Le piacque tanto vedere gli altri così.
Lo trovava irresistibilmente buffo.
Le scappava da ridere e aveva il batticuore ed era il primo della sua vita.

Categorie:Curiosità Tag: ,

la Furia

29 Agosto 2006 4 commenti


Di corsa scendo le scale e sono in cucina ed in cucina afferro il pulitore e corro in cantina e prendo un giornale e risalgo e apro la porta e chiudo la porta e giro la chiave nella toppa e mi metto davanti allo Specchio.
Vedo la bolla.
Vedo lo Specchio.
Sento il mio respiro affannato.
Spruzzo. Spruzzo. Spruzzo.
Il liquido è azzurro e arriva sullo Specchio e scivola. Spruzzo. Scivola. Cola l?azzurro sullo Specchio. Resto a guardare. La Furia impazza.
Straccio il giornale. Rumore. Lo appallottolo. Rumore e calore. Premo e premo e premo.
Con Forza.
Il cuore batte e le tempie sono calde e pulsano e sbattono. Battito.
La carta scivola e il giornale si spappola e io mi agito e strofino. Sfrego il giornale. Un rivolo nero sulle mie unghie mi macchia le mani. Continuo a strusciare più forte. Mi dimeno sullo Specchio e pulisco. Voglio lustrarlo. Lo voglio lucidare.
Un rumore alle mie spalle: piove. Sussulto.
Un treno fischia e strazia e grida e il ticchettio dell?acqua continua più lento, poi aumenta: piove.
Scroscia.
Dalla finestra alle mie spalle arriva uno sbuffo d?aria. Odore di detersivo. Pizzica il naso.
Strofino il brandello di carta che è informe, fradicio e grigio. È un aborto asfissiato e si agita nel ghiaccio. Nella schiuma e nello schifo. Poltiglia indefinita e viscida. È un morto, ma è piccolo da stare in una mano. È livido e deforme e non trova pace. Cola. Stride sullo Specchio e geme.
Le mie mani nere.
Lo sbatto con Furia. Ancora e ancora e sempre e strofino e si briciola tra le mani e sulle dita si appiccica.
Mi libero di quella roba ormai inutile e fisso lo sguardo.
Osservo e vedo.
Vedo.
Vedo.
Vedo.
La bocca ha un fremito.
Scossa.
Piango.
Scendono le lacrime calde. Mi appoggio alla parete piastrellata. Le lacrime lacrime lacrime.
Occhi color miele e lacrime. Scendono e solcano e rigano. Le sento dure. Dense come il miele. Si appiccicano al viso e sono collose: sono il miele.
Escono con dolore e bruciano e escono con dolore e sono dure e dense e escono.
Scendono lente lente e tirano la pelle e fanno male.

Categorie:On the road Tag:

Ester

28 Agosto 2006 1 commento


Ester parla e guida.
Siamo dirette a Valle dell?Angelo. È domenica. Siamo sole e lei parla. Attraversiamo il Bosco e la montagna.
La strada si srotola tra gli Alberi.
È un?immersione nel verde.
Non piove. Non c?è il sole. In alto le Nuvole avvolgono gli Alberi.
Ester mi vuole bene.
Lei racconta di se stessa. Mi parla di quando era bambina.
La osservo e mi fissa un attimo.
Guida e guarda la strada e la strada sale.
Silenzio e la strada sale tra gli Alberi e gli Alberi respirano.
Parlo.
Ester ascolta.
Racconto di me.
Mia Nonna aveva un armadio con tre ante e su ognuna uno Specchio grande.
Quando aprivo lo specchio usciva un odore. Qualcosa di vivo. Un odore d?abiti e di carne e di sudore e di pulito. Qualcosa di nostro.
Aprivo l?armadio solo per giocare con gli Specchi.
Tiravo le due ante laterali verso di me e mi riflettevo. Un milione di volte.
Non ero una: ero tante. Sembrava che mi tenessi per mano in un girotondo infinito. L?immagine nello specchio si moltiplicava e questa cosa mi divertiva.
Ester capisce e si ricorda. Lo faceva pure lei.
Rimanevo a guardare il mio corpicino dentro gli Specchi e se li muovevo l?immagine ballava. Io ballavo tra gli Specchi. Ero in compagnia. C?erano milioni di me. Tutte sorridenti. Un milione di bambine. Noi ci tenevamo per mano e giocavamo tra gli Specchi.
Riuscivo a catturare l?arcobaleno e ballavamo tutti insieme.

Categorie:Argomenti vari Tag:

un groppo alla gola

27 Agosto 2006 Commenti chiusi


Non riesco a togliermelo dalla testa. Davvero. Mi prende una smania.
Ci penso ossessivamente.
Sono qui e piove ad agosto, ad Agropoli a casa mia. L?aria si rinfresca e piove.
Ho un groppo in gola. Le labbra si contraggono e trattengo le lacrime. Piove.
Come devo fare?
Forse parlarne a qualcuno.
Una goccia. Occhi color miele rigati.
Porto il dorso del dito tra i denti e pizzico un po?. È Furia.
Accarezzo distrattamente la caviglia e all?improvviso la graffio con lentezza. Una goccia.
Entra l?unghia e artiglia la carne. Entra. Entra. Premo. Ho Paura.
Mi mordo il labbro inferiore e sento il miele colare dagli Occhi.
Si spinge sul viso. Scende e riga.
Silenzio.
Lo tengo in mente e non se ne va più.
La caviglia brucia: io premo.
Dolore.
Non posso parlarne a nessuno: è chiaro.
L?unghia e la caviglia. Caldo.
Il miele sul volto riga e cola sul collo. Pianto. Piango. Piango.
Mi sono sbagliata. Può essere, no?
No.

Categorie:On the road Tag: , ,

bolla di sapone

26 Agosto 2006 Commenti chiusi


Vola da dietro le mie spalle, l?ultima bolla di sapone.
Solitaria presenza dei ricordi.
Si muove nell’aria con sicurezza insospettata sopra di me, sulla ma testa.
La seguo nel suo percorso verso lo Specchio.
Lei volteggia e la osservo.
La vedo.
Cristo!
Urlo.
L?ho vista! Non può essere.
Eppure io l?ho vista.
Ne sono certa: non posso essermi confusa.
È entrata.
Ha attraversato lo Specchio. È dentro.
È successo qualcosa? Ti senti male?
No, no, grazie, tutto a posto, stavo scivolando. Grazie.
?È entrata dentro, da qui.
Non può essere.
Non è incredibile.
Io l?ho vista. No.
Sono sicura: è dentro.
Appoggio la mano sulla superficie appannata.
La scosto con un brivido.
L?orma lucida della mia mano sullo Specchio opaco.
L?impronta cola.

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

sabato sera

26 Agosto 2006 Commenti chiusi


Va bene, allora mi preparo.
Sabato sera. Metto l?abito blu, è carino e mi sta bene. L?ultima volta che lo indossavo Simone, quando mi ha visto arrivare, si è fatto cadere il bicchiere da mano.
Da ridere.
Simone parla.
Mi fai questo effetto.
Io?
Lui parla.
Ti fa questo effetto?
Scherzavo!
Risate. Imbarazzo.
Per piacere puoi pulire sul tavolo e per terra: è caduto un po? di vino. Scusa.
Occhiate e sorrisi.
Abbassiamo lo sguardo.

Matite, rossetto, ombretti.
L?abito blu, profumato di ginestra. Odore ad occhi chiusi.
Il fiore della mia collina. Risplende il suo olezzo nel mio vestito. Ginestra.
Le scarpe. Le blu o le bianche e blu? Quelle col turchese? Col tacco a spillo. Sì.
Dondolerò meglio. Ancheggiare da diva.
Rido di me. In silenzio. Dentro mi sento ridere forte. Autoironia: la mia arma migliore. Sculettare così, rido allo Specchio. Di spalle e mi dimeno divertita.
Di spalle alzo i capelli e smiccio. Sculetto sui tacchi. A spillone!
Mica bastano. Sono corta, però traballo abbastanza.
Doccia.
Infilata nell?acqua e le bolle.
Bolle bolle bolle. Soffio.
Bolle di sapone.
Bambina soffia.
Le bolle colorate e trasparenti.
Al confine con la realtà.
Sospese ed eteree.

Categorie:Argomenti vari Tag: ,

spuma della risacca

25 Agosto 2006 Commenti chiusi


Guardarsi indietro e andare avanti.
Specchiarsi e ricordarsi. Sovrapporre le due immagini: la vecchia e la nuova ovvero la giovane e la vecchia cioè la bella e la bestia. Farle combaciare. Millimetro per millimetro. Non trovarsi sulle misure, sulla compattezza, sulla superficie della pelle.
Guardarsi allo specchio e dentro il colore degli occhi che perdono colore.
Colore colore.
Avvicinarsi al riflesso e alzarsi i capelli alla ricerca dei bianchi e?TROVARLI! Sotterranee inquietudini.
Alitare sullo specchio e sorridere e vedere i solchi che prima non c?erano e avvicinarsi.
Toccare la luce brillante.
Il giallo dei denti non c?era.
Impronte e ditate opacizzano la specchiera. Calchi di dita, orme di vita.
Piccole macchie semitrasparenti. Coriandoli.
Mi appoggio con uno stupore. Il caldo preme sul freddo e il morbido sul duro. Il movimento pulsante del mio corpo si perde sulla superficie luminosa. Palpito.
Liscio e brillante. Sorrido a me stessa con intenzione. Che bella! Mi sorride e mi guarda e la guardo e mi acquieto, mi accoccolo sullo specchio enorme.
La fisso e resto ammaliata e mi fissa. I suoi occhi nei miei. I miei occhi nei miei.
Le mani combaciano ancora. Farfalle a rincorrersi nello spazio nudo.
Si muovono assieme e unite e accarezzano tutto.
Salgono scendono. Appoggio la guancia alla sua. La calda alla fredda. L?immagine traspira. Una nuvola d?alito affianca le bocche e cola una goccia. Gocciola. Gocciolo.
Mi piace.
La fronte pulsa più veloce. Intermittente armonia.
M?abbandono e lo fa pure lei.
Io tra le sue braccia e lei tra le mie e io tra le mie e lei tra le sue e noi e io dentro di lei e lei fuori dallo specchio. Dentro un abbraccio. Mi piace e sorrido e ricambi e alitiamo evaporando dietro una nuvola.
Le braccia sovrapposte si cercano e si trovano e le ascelle riflettono distanti. Un buco sotto le spalle. Oltre le spalle c?è una maiolica blu. Poi il silenzio. Siamo sole in casa.
Agropoli è fuori.
Il suo vento marino sbircia dalla finestra spalancata dall?estate.
Ha alghe brune nei capelli. Ha conchiglie spezzare e sabbia e gocce di mare sul viso che soffia. Alita fuori e spinge verso di noi il suo alito azzurro. Vento di mare.
Mare in rincorsa verso la terra. Vento di mare. Profumo e salsedine. Brezza nell?aria salmastra.
Spuma della risacca.
Lingua protesa.
Fuori e non distante.
Noi siamo sole sole.
Sono usciti gli altri.
Le ragazze a mare. Lui al lavoro e siamo sole. Divise da uno specchio. Silenzio.
Un brivido. Sola. Con te nello specchio. La pelle d?oca anche a te, guarda.
Ti guardi poi torni a me.
Metto la mano su i tuoi capelli. Ti scosti. Cosa? Metti la mano su i miei capelli. Tranquilla. Rosso nel rosso. Unghie laccate. Le mie e le tue pure.
Respiri e sorridi. Mi guardi e sogni. Ricordi?
Lo specchio è macchiato e dietro rifletti. Sì, anche io da qui. Dove sei?
Non ti vedevo, dov?eri?
Hai chiuso gli occhi ma solo un secondo. Sono qui. Ci sei. Mi guardi e sorridi.
Calma.
La mano si muove sul brillante: è un?ombra di carne. La mia.
Mi leggi le pieghe della mano. Una vita lunga. Lo sai: è una leggenda vivremo fino a 87 anni, come nonna come zia, o no? Ma sì! E ridi e rido.
Le risate echeggiano e si sovrappongono. Abbiamo ancora tanto tempo. Sai come cambierai? Chi io, ma va?è il riflesso che cambia, tocca a te!
Diventerai vecchia e ti cadranno i capelli e i denti. Sarai più o meno così.
Non fare l?idiota: quella è nonna. No, sei tu.
Stupidate. 87 anni? Carina, no?
Che bella sei adesso. Sorridi! Sì, pure tu, lì dentro. Sono come te.
Un po? diversa però. Tu sei irreale. Chi io? Sì, tu!
Ridiamo più forte.
Tu se un?immagine e senza me scompari, lo sai?
Fiabesca sei tu, mia cara. Non vivi qui: tu sei surreale. Ma dai! Riflettici su! E rido. Hai capito? Lo sai che non sono scema. Sì. Lo so. Ridiamo.
Un rumore. Scc! Chi è? Mamma sono io. Con chi parlavi? Ero al telefono.
In bagno?

Categorie:Senza categoria Tag: , ,