Archivio

Archivio Settembre 2006

il silenzio

30 Settembre 2006 1 commento


Lo senti?
Lo senti?
È un rumore: hai sentito?
Ascolta!
Sccc.
Viene, si avvicina.
Hai sentito?
È diventato più forte.
Più forte.
Più forte.
Perché non ti svegli?
Perché?

Categorie:Internet Tag:

Bosco

29 Settembre 2006 1 commento


Passeggiare sotto il ricamo intricato del Sole che filtra attraverso i castagni, mi piace.
Il Bosco ed il suo profumo. Passeggiare tra l?intrigo dei rami e dei rovi e dei fiori e cercare e cercare sotto coltri di fronde, mi piace.
Quando m?inoltro nel castagneto il suo odore mi risveglia. Lo sento frizzare. Mi inoltro in un bagliore. Tra il muschio, che fuma riscaldato dai raggi di Sole e l?olezzo delle foglie morte, m?infilo e cerco.
Cerco attratta dai profumi e dai colori e da ciò che è nascosto e da ciò che è dentro il grembo della Terra ed io cerco e cerco e mi piace.
Ogni volta quel colore mi stupisce. È il verde del Bosco. Sorprende il mio sguardo. Mi capita addosso e sul mio corpo e sul suo e lui cammina avanti ed io lo seguo ed il labirinto di legno si spalanca e poi si chiude e poi s?inoltra e poi si chiude. Ogni volta. Il verde filtra il Sole e il Sole spende e spende e mi piace che siamo dentro e sotto e nel colore e nel profumo e nel sapore del Bosco.
Un sapore di pepe e di miele e di acqua. Un sapore di funghi. Un sapore, che sfama e disseta e riempie ed io lo faccio entrare dalla bocca e dal naso e dalla bocca e dagli Occhi e dalla pelle delle mani.
Entra e sfama e disseta. Entra.

Categorie:On the road Tag:

varo

27 Settembre 2006 3 commenti


perchè sono attratta dalla diversità?

Categorie:On the road Tag:

latte di stelle

26 Settembre 2006 2 commenti


Quando alzavo il coperchio di legno del carillon, oltre ad ascoltare le note, io vedevo una luce. Sapevo già d?allora che non era altro che la mia fantasia eppure, ogni volta, quella luce si accendeva. Quella luce m?illuminava il viso ed il braccio e parte della mano. Quella luce era la cosa più entusiasmante che io avessi mai visto. Quella luce era un insieme di stelle. Quella luce era latte e, come il latte, colava giù dal tavolino e si spandeva sulla mia gonna riempiendola di polvere di stelle. Fluiva per terra e sul pavimento oscuro e formava qualcosa difficile da descrivere: un fiume, un fiume di latte di stelle. Il pavimento diventava, in un baleno, il greto di un ruscello che serpeggiava tra le mattonelle e scorreva fino alla finestra e poi saliva e, a quel punto, evaporava in un milione di stelle che spiccavano il volo verso il buio.

Categorie:On the road Tag: ,

un clik nel cevello

24 Settembre 2006 6 commenti


In un tavolino, mia nonna aveva un carillon. Dovevo stendermi sotto e caricare la molla. La Musica partiva. Era veloce. La Musica. Aprivo il coperchio di legno e la musica era più forte. Vedevo il dorato girare ed usciva la musica. La Musica rallentava. Rallentava e restavo nel silenzio con l?ultima nota che era un clik nel cervello. La Musica finiva lentamente e ogni volta era proprio quando speravo che non terminasse. Restavo nel clik e nel silenzio e il silenzio ronzava. Pensavo che fosse la magia di piccole mani ad azionare il carillon. Piccole mani invisibili arpeggiavano suoni e trilli.
Il rumore della molla che girava riprendeva e riprendeva la Musica. Di nuovo velocemente. Una rincorsa di note si inseguivano in tintinnii. Poi diventava sempre più lenta, fino ad interrompersi in un clik. Quel clik mi abbandonava nel respiro del silenzio e le mie mani cercavano la molla sotto il levigato del tavolino e la molla era dura da girare. Le mie mani avevano bisogno di interrompere quel silenzio e la Musica metallica riprendeva con velocità e rallentava e le ultime note erano di sofferenza come uno che muore. Muore e clik.

Categorie:On the road Tag: ,

sono…la mia OMBRA

21 Settembre 2006 Commenti chiusi


Sulla sabbia si disegna la mia ombra. La guardo. Avanza dai miei piedi in poi. Ad ogni passo avanza e so che non la raggiungerò mai. Sembra prostrata, invece non lo è. Sembra strisciare invece non lo fa. Si è distesa sulla sabbia e anche se devo andarmene mi piacerebbe farlo: vorrei pure io stendermi, ma la sabbia è umida ed io ora dovrei avere fretta. Devo tornare. Indugio. La mia ombra. Com?è? Sgorga e tracima da me.
Resto ad osservarla. Mi ricordo da bambina quanti giochi facevo con lei.
Ero nei vicoli e tra il giallognolo delle pietre lei emergeva ed io l?assecondavo.
Ogni volta che si muoveva mi muovevo e lei mi portava con sé ed io la seguivo sempre. Se a volte le andavo dietro con lentezza o con svogliatezza, la maggior parte delle volte invece, galoppavo alle sue calcagna. Più lei correva e più io aumentavo la corsa e le mie gambe mulinavano con sfrenata allegria.
Non correre. Ti prendo. Ti prendo. Cavalcavo infuriata. Con gioia assassina.
Dietro di lei affannavo e ridevo. Io piccola e lei grande grande. Com?era lunga e smilza e come era difficile starle dietro. Le sue gambe falcavano tra i fili d?erba e continuavano la corsa ed io arrancavo sulle mie gambette incerte. La mia ombra era allegra e furba. Le piacevano le cose pericolose e le pazzie e i burroni e gli squilibri. A volte era obliqua e sbilenca ed io decidevo di seguirla nei suoi capitomboli e nelle capriole. La mia ombra sghemba. Ruzzolavo per seguirla. Sempre di corsa le piaceva andare, ma non proprio sempre sempre. Dipendeva.
C?erano volte che la vedevo china a raccattare pietre o fiori o fragole selvatiche o a catturare lucertole e grilli. A volte era attenta e ferma sotto le piante di fichi a cibarsi di frutta ed io non ci arrivavo ed allora lei mi faceva i dispetti e mi lasciava solo le bucce.
Le piaceva rubare ogni cosa e s?infilava ovunque. Sgattaiolava con lestezza tra i biscotti di pane nel forno o afferrava le salsicce messe a seccare, su in alto, dove io non arrivavo. Infilava le sue dita nella marmellata, piazzata sullo stipo in alto. La vedevo a volte prendersi beffa di me. Le sue linguacce me le ricordo bene. Riusciva a fare delle smorfie da vero mostro. Sghignazzava, quando mi sgridavano per colpa sua. Restava muta a godersi la scena e se si girava di profilo la vedevo ridere beffarda. Ero sempre io ad essere incolpata di questo o di quello. Io arrancavo dietro la mia ombra. Smettila di correre, mi urlavano dietro. Non posso, rispondevo, e se mi prendevano era guai. Lei amava il pericolo e mi trasportava verso vere follie. Ovunque c?era la possibilità di un brivido c?era lei e c?ero io.

Categorie:On the road Tag: ,

il fumo dei pensieri

20 Settembre 2006 2 commenti


Il contorno del mio corpo muta e la pelle staccandosi prende ogni cosa e oscenamente strappa e deforma e oscenamente mutila e rovina e taglia e si prende beffa di me e mi umilia e mi sforma e m?invecchia e sbianca i miei capelli e stacca i denti dagli alveoli e riveste di ragnatele di schifo e di putrefatto e di guasto e di finito e di grottesco e di finito quel che resta del mio corpo.
La puzza di un corpo invecchiato e marcescente e vecchio e marcescente mi assale.
Fetore. Fetore di carne marcia. Di carogna umana.
Ogni piccola cosa ucciderà le grandi. Le grandi. Vita mia. Vita mia.
Si stacca una lacrima da me. Cade. Sommessamente scivola. Non c?è rumore nella Musica. Morire dalla voglia di vivere. Mi sento morire dalla voglia di vivere. Eppure. Eppure. Sfugge. È una piuma al vento. Nel vento. Nel vento. Nel mio canto. Silenzioso e vano. Non sente il mio pianto.
È tutto non visibile. Lo vedo solo io. C?inciampo dentro. Corde trasparenti. Fili di seta invisibili. Trame di un ragno. Inciampo. M?impiglio per i capelli. Strappa.
La Musica continua e deve continuare e voglio farla continuare e non voglio che mi lasci da sola e non posso rimanere da sola e non voglio. La Musica continua e mi cura ed è utile e mi culla e mi sana e mi avvolge e mi guarisce e toglie le piaghe e le ferite ed i tagli ed i segni di schifo e d?imputridito. La Musica mi libera dal male e dal patimento e dalle croste di granato e dal fetore ed esce il sano ed io lo so e cerco il sano.
La pelle nuova e rosa rosa e fresca e sana è curata dalla Musica. Fa risanare. La Musica la sana. La pelle rifiorisce. È petalo rosa rosa. È petalo morbido e profumato. È petalo. Liscia come un?onda. La mia nuova pelle di petalo rosa.
La Musica con ossessione si spalma sul mio corpo e leviga e spiana e si spalma e cura e guarisce e si strofina e porta via il putrido. Mi cosparge.
Resto nella stessa Musica ed i pensieri finalmente vanno in fumo e mi placo.
Guarisco.

Categorie:On the road Tag: ,

Si è spento Luigino Di Marco

18 Settembre 2006 Commenti chiusi


Il tempo ci fa scoprire le cose con gradualità e forse oggi, Agropoli, non s?è resa conto appieno di ciò che è successo ieri.
Non subito ci accorgiamo di ciò che succede.
Una temperatura instabile ha caratterizzato la giornata di oggi, 17 settembre 2006. In realtà, è stato il primo vero giorno d?autunno.
Un cambio di stagione.
La pioggia, le nuvole, i lampi. Tutto si è alternato all?infinito, come se le quattro stagioni avessero voluto prendere parte all?evento, come se il tutto volesse partecipare a questo saluto.
Stasera, alle 18, nel cielo agropolese carico di nuvole plumbee è apparso all?improvviso, un arcobaleno, mentre Luigino usciva accompagnato dagli amici e si dirigeva verso quei colori e verso quelle altezze. Ci andava troppo velocemente. Purtroppo scappava.
Avrei voluto fermarlo.
Luigino di Marco, però, di sicuro arriverà dove è destinato.
Usciva assieme allo stendardo del Comune di Agropoli, quello che un tempo era dietro la sua scrivania di Sindaco e come tale è stato salutato dal suo popolo.
Un uomo puro.
Un uomo allegro.
Un uomo leale.
Un signore vero.
È stato salutato da tutti, anche da chi non l?ha capito e da chi non lo aiutò.
Quante battaglie ha affrontato. Lo ha fatto sempre a testa alta, in ogni occasione con fierezza e dignità. La dignità lo ha distinto sempre.
Agropoli non lo ha più per la seconda volta.
Lui, però non ha perso nessuna battaglia, al contrario di molti, ha tenuto testa alla vita e, nella vita, ha saputo portare a termine la vittoria più grande: ha mantenuto la purezza della propria immagine. Sempre.
È stato sconfitto da uomo solo dalla morte, che lo ha staccato troppo presto da tutti quelli che lo hanno amato.
È stato sopraffatto dal dolore.
Il dolore inflitto da chi non ha capito niente, da chi, vigliaccamente, come arma, ha saputo usare la cattiveria.
Se la dedizione per il suo paese gli ha portato solamente amarezze, nulla ha offuscato la sua lealtà. Nessuna battaglia persa in vita. Nessuna.
Chi lo ha conosciuto ha apprezzato il suo spessore, la sua modestia e la sua accoglienza.
Neppure uno più di Luigino ha potuto rappresentare meglio Agropoli e la sua ospitalità.
N?è stato degno e forse Agropoli non lo fu.
Chi lo ha conosciuto porterà per sempre la luce del suo sorriso con sé.
Una sua foto sorridente con un calice in mano, stasera, invitava a brindare con lui. Era sull?uscio. Ho accennato al brindisi guardandolo per l?ultima volta. Un ultimo sorriso ricambiato come sempre.
Questa sera uscendo Luigino era accompagnato dalla musica. Lo accompagnava verso i colori dell?arcobaleno.
È uscito in punta di piedi, di corsa e vittorioso.
Nessuna battaglia persa in vita, nessuna: Luigino è andato via a testa alta, è uscito di scena con la dignità che contraddistingue i grandi uomini.
Il tempo ci fa scoprire le cose con gradualità e forse oggi, Agropoli, non s?è resa conto appieno di ciò che è successo ieri all?alba, quando ha perso uno dei suoi migliori uomini.
Non subito ci accorgiamo di ciò che succede.

Riferimenti: VERGOGNA!

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

GrAnDiNa

17 Settembre 2006 Commenti chiusi


Grandina.
Pietre sui vetri.
Vuole entrare.
È tutto chiuso e potrei soffocare.
Sono tappata in Casa.
Grandina e viene giù un pezzo di cielo ridotto in sassi di ghiaccio.
Un enorme Specchio frantumato in schegge.
Le scaglie di grumi sbattono sui muri. Tonfo. Tonfo. Rimbomba. Ruzzola. Tonfo e tuono. Bagliore e rumore. Un boato è attutito.
Frammenti artigliano la mia Casa.
Sul mio corpo si disegna un taglio. Si allunga. Continua il suo osceno disegno. Continua a scendere senza ritegno.
Grandine taglia la mia pelle. I graffi lacerano in infinite intrecciature.
Un taglio. Un altro. Un altro. Un altro. Un altro.
Un filo di sangue. Troppi.
Ragnatela di sangue si apre su di me e mi brucia.
È tutto rallentato.
Il sangue nel suo disegno scivoloso. Lento.
La grandine nel rumore attutito. Lento.
L?ardere del groviglio che mi fascia è rallentato e vero.
Sono coperta di tagli e grondo gocce dense di sangue. È duro ed inizia a raggrumare.
Un mantello Rosso è aperto sul mio corpo. Mi avvolge il suo odore con note di zucchero: è sangue raffermo con le sue diverse spessezze. Sono infagottata tra le pieghe del suo drappeggio.
È mutato ancora il mio contorno.
La mia bocca si allarga in un sorriso obliquo e ironico.
Quello che ancora non so è chi, chi sono io?

Visita pure

Categorie:On the road Tag:

cosa senti?

16 Settembre 2006 2 commenti


Alzo gli occhi sullo Specchio.
Chi sono?
Me lo sono mai chiesto sul serio?
Sbadiglio. Ho bevuto un po? troppo.
Chi sono?
Sul serio.
Mi avvicino allo Specchio. Indago.
Gli Occhi, soprattutto gli Occhi.
Potrebbero aiutarmi e non lo fanno. Sono sbronza.
Non è per questo che mi chiedo: chi sono.
L?acqua scivola sul mio corpo. I piedi nudi sulle piastrelle trovano il viscido.
Anche io mi sento scivolosa. Sono sfuggente. Sono restia a capire chi sono.
Chi sono io?
Una donna.
Una donna.
Una donna?
Chi sono?
Perché me lo chiedo?
Perché non so rispondermi, perché ho bevuto, vorrei fosse così. Non è così, lo so, non è perché sono brilla. Piuttosto sono instabile, questo sì.
Chi sono veramente?
Mi abbraccio con le poche residue gocce e chino la testa sulla spalla.
Mi piaccio?
Ma perché non lo so?
Perché non so neanche chi sono.
Sono una sconosciuta.
Non fidarti degli sconosciuti.
E allora di chi?
Mi devo presentare a me stessa, almeno per sapere chi sono, ma io non lo so proprio.
Il mio nome.
Il luogo di nascita.
La mia età.
E questa sono io?
Un numero?
Una cifra?
Un dato?
Un luogo?
Una volta saputi cosa cambia di me?
E ora?
Cosa senti?
Rabbia.

Vacanze?

Categorie:On the road Tag: ,