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Archivio Gennaio 2007

schegge di Nirvana

31 Gennaio 2007 3 commenti


?purpureo bocciolo dondola fresco
sul nodoso tralcio antico
come lunga ferita
incerto resto
sottile graffio
di un impazzito Nirvana
in schegge?

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i giorni della merla

29 Gennaio 2007 14 commenti


Quando chiese di scrivere sotto i nomi dei miei compagni di classe la cosa più bella che pensassi di ognuno, la professoressa del liceo certo non si aspettava quel commento.
Lei aveva chiesto ad ognuno di noi, ragazzi della terza B, suoi allievi di greco da tre anni, di fare un elenco di tutti i nostri compagni e di scrivere vicino ad ogni nome una cosa bella.
Pensavo, fra me e me, una cosa bella?
Non sempre mi ero sentito accettato, amato dalla mia classe, non sempre.
D’altronde uno come me, che per cinque anni aveva condiviso con loro quei banchi, non si era integrato?perché, già, perché?
Ero in tutto simile a loro, almeno all?apparenza lo ero, ma intimamente sapevo che sapevano o che sospettavano, forse tutti tranne lui.
Lui, Giorgio, era il più amato di tutti, era il più impegnato, leale e distinto di tutti i miei compagni.
Giorgio era alto e magro, sempre ben vestito; aveva l?abitudine di accarezzarsi i capelli lunghi e ricci, di portarli con un gesto verso la nuca scoprendo gli occhi di un incerto colore tra il verde ed il turchese.
I suoi occhi scintillavano in un modo incredibile, non esistono altri occhi così luminosi; io non ne ho mai visti, non ne ricordo altri così.
Lui le ragazze non le corteggiava e le amava tutte ed era sincero con ognuna di loro. Diceva sempre che non voleva legarsi e le rispettava; diceva di non aver mai illuso nessuna di loro, ma, anzi di aver amato in ognuna qualcosa d?indimenticabile.
Comunque Giogio sapeva farsi voler bene. Usava il verbo amare con una disinvoltura unica e non era mai menzognero.
Lui amava e basta.
Dava e non era interessato a ricevere.
Non era un ragazzo come me.

Avevo fra le mani quel foglio di carta con le sue righe ed i nomi scritti a penna.
Quindici nomi, sembra assurdo a pensarci, ma non ne ricordo molti.
Ne ho in mente solo tre oltre a quello di Giorgio.
C?era il nome di Manuela, Roberto e Stefano.
Accanto a loro scrissi, mi ricordo bene, gentile?tutto qui e credo che anche per gli altri usai degli aggettivi piuttosto simili.
Facevo l?esercizio con una certa riluttanza e pensavo di stare sulle palle a tutti i miei compagni, perciò l?idea di dover scrivere cose carine sul loro conto non mi entusiasmava affatto.
Avrei preferito, in modo anonimo, scrivere realmente il mio pensiero su di loro.
Quando arrivai al nome di Giorgio, mi resi conto di non trovare le parole.
Continuai l?elenco lasciandolo per ultimo, poi ritornai su quella zona ancora bianca del mio foglio quasi completato.
Non trovavo aggettivi: non c?era un modo di descriverlo che gli rendesse giustizia.
Mentre riflettevo su cosa scrivere, l?osservavo. Lui era chino sul suo foglio e scriveva, non staccava un attimo lo sguardo; sembrava assorto.
Mi sembrò bellissimo. Non l?avevo mai visto così. Giorgio.
Mi sembrò di sentire una musica, una melodia, i tasti di un pianoforte, un vibrare di corde d?arpa e scrissi sotto il suo nome: scrissi un verbo, l’unico fra tanti aggettivi.
Alzandomi dal banco fui preso da un senso d?inquietudine, ma avanzai e consegnai quel foglio. Quel foglio che per me era pieno di falsità per tutti, per tutti ma non per Giorgio.
Quella notte non riuscii a dormire. Mi ricordo che le sigarette non mi bastarono e dovetti rubarle a mio padre che dormiva.
La mattina non sarei voluto tornare in aula e indugiavo sui miei passi per strada nel vento, erano, come ora, i giorni della merla e faceva freddo, istintivamente strinsi le spalle e mi alzai il bavero. Girato l?angolo mi accorsi che la professoressa mi aspettava e aveva i fogli in mano.
Si avvicinò e parlò con una voce che mi sembrò un fiato.
Non dimenticherò mai le sue parole, il suo viso.
Mi mise una mano sulla spalla. Fu un tocco leggerissimo e veloce.
I miei compagni seppero che per me erano tutti gentili, simpatici e cortesi ed anche io ebbi l?elenco dei loro commenti su di me.
Dei loro aggettivi non ne ricordo nessuno, mi parvero tutti simili e affettati, finti, come ero stato io con loro.
Poi uscendo da scuola, Giorgio s?avvicinò e mi prese per mano, nell?altra stringeva il mio foglio.
Ci allontanammo e mi disse anch?io, ti amo anch?io.
Oggi, dopo quindici anni, vorrei sposarlo, ma non si può.

Michele.

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voler bene

29 Gennaio 2007 5 commenti


NON C?È NULLA CHE FACCIA MALE COME IL VOLER BENE

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temporale

28 Gennaio 2007 8 commenti


io non sono più
da sola nella notte
non catturerò lucciole e stelle

non sono più schegge del tuo specchio
non sono spazzola di madreperla
non sono più il tuo guanciale

non ti apparterò
non ti completerò
non ti darò da bere

e non berrò di te
e non sarò io
a dirti chi sei

non entrerò nella tua vita
non mi appartiene
non sono sulla punta dei piedi

non sono più abbandonata sulla barca
non stringo forte il fazzoletto
non sono siringa d?eroina

non sono lacrima del tuo viso
non sono lumicino della candela
il candore della luna non dà luce alle mie perle

non sono bolla di sapone
non sono sull?uscio di casa
non arriverò più nei tuoi sogni

non ti conduco
non ti conforto
non sarò io a dirti cosa sei

non spegnerò la lanterna
per i tuoi occhi
non sono più i tuoi sensi

gioco con i sassi
li afferro con mano
e li lancio lontano e da lontano

si dà risposta al mio richiamo
e tutto ciò non è per te
che stai guardando

tutto questo non è vissuto
perché tu possa guardarlo
e forse volermi bene ancora un po?

Ora, amico mio, avvicinati e avvolgimi
esci sul prato
per sentire le nubi e le sue gocce

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parole al vento

26 Gennaio 2007 22 commenti


Allora torno e scrivo parole al vento su questo mio blog.
In questi giorni della mia assenza ho ricevuto tante visite e commenti e per questo sento la necessità, la voglia di ringraziare.
Grazie.
Grazie a tutti quelli che mi dimostrano la loro amicizia, grazie, perché non sempre a me riesce di ricambiare con le mie parole, anzi, forse proprio per questo sono rimasta in silenzio in questi giorni, per ascoltare e, devo essere sincera, ho sentito attorno a me tanto calore.
Grazie.
Era un momento in cui avevo davvero bisogno di riflettere e forse ne ho ancora, però mi rendo conto che se sbaglio non lo faccio mai intenzionalmente, è solo, che, a volte, le ferite si aprono ed esce tutto il pus, tutto lo schifo ed il dolore ed io ho momenti di paura.
Se ferisco è solo per difendermi dai miei fantasmi.
Buonanotte vento.

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12 Gennaio 2007 30 commenti
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FUNERAL BLUES

11 Gennaio 2007 2 commenti


BLUES IN MEMORIA

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino aeroplani lamentosi lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: e avevo torto.

Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai più nulla può giovare.

W. H. Auden

FUNERAL BLUES

Stop all the clocks, cut off the telephone,
Prevent he dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.

Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message He Is Dead,
Put crêpe bows round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear black cotton gloves.

He was my North, my South, my East and West,
My working week and my Sunday rest,
My noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last for ever: I was wrong.

The stars are not wanted now: put out every one;
Pack up the moon and dismantle the sun;
Pour away the ocean and sweep up the wood;
For nothing now can ever come to any good.

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Time Is Running Out

10 Gennaio 2007 2 commenti


I think I’m drowning
asphyxiated
I wanna break this spell
that you’ve created

you’re something beautiful
a contradiction
I wanna play the game
I want the friction

you will be the death of me
you will be the death of me

bury it
I won’t let you bury it
I won’t let you smother it
I won’t let you murder it

our time is running out
our time is running out
you can’t push it underground
you can’t stop it screaming out

I wanted freedom
bound and restricted
I tried to give you up
but I’m addicted

now that you know I’m trapped sense of elation
you’d never dream of
breaking this fixation

you will squeeze the life out of me

bury it
I won’t let you bury it
I won’t let you smother it
I won’t let you murder it

our time is running out
our time is running out
you can’t push it underground
you can’t stop it screaming out
how did it come to this?
ooooohh

you will suck the life out of me

bury it
I won’t let you bury it
I won’t let you smother it
I won’t let you murder it

our time is running out
our time is running out
you can’t push it underground
you can’t stop it screaming out
How did it come to this?
ooooohh

Penso che sto affogando
Sto soffocando
Voglio rompere l?incantesimo
Che tu hai fatto

Hai qualcosa di stupendo
Un contraddizione
Voglio stare al tuo gioco
Voglio recitare la tua farsa

Sarai la mia morte
Sarai la mia morte

Seppellirlo
Non voglio che tu lo seppellisca
Non voglio che tu lo soffochi
Non voglio che tu lo uccida

Ma il nostro tempo sta per finire
il nostro tempo sta per finire
non puoi ficcarlo sottoterra
non possiamo fermarlo urlando

Volevo libertà
ora sono costretto
ho povato ad arrendermi
ma sono drogato

Ora che sai che sono in trappola
un senso di euforia
non hai mai sognato mai
di rompere questa fissazione

Spremerai la vita fuori di me

Seppellirlo
Non voglio che tu lo seppellisca
Non voglio che tu lo soffochi
Non voglio che tu lo uccida

Ma il nostro tempo sta per finire
il nostro tempo sta per finire
non puoi ficcarlo sottoterra
non lo puoi far smettere di urlare
come ha fatto ad arrivare questo?

Succhierai da me la vita

Seppellirlo
Non voglio che tu lo seppellisca
Non voglio che tu lo soffochi
Non voglio che tu lo uccida

Ma il nostro tempo sta per finire
il nostro tempo sta per finire
non puoi ficcarlo sottoterra
non puoi farlo smettere di urlare
come ha fatto ad arrivare questo?

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Fuori dal tunnel o fuori di testa?

10 Gennaio 2007 4 commenti


Sinceramente non so se sarà l?ennesima favola metropolitana di Agropoli, ma la trovo molto inquietante e siccome quando ho cercato d?approfondire non sono stata rassicurata sull?infondatezza della notizia, posso prenderla per buona (diciamo così).
Probabilmente al Comune c?è già il progetto, anche se io spero proprio di no o, almeno, rifiuto di crederci.
Mi sembra il peggior incubo che io abbia mai fatto e supera qualsiasi fantasia apocalittica che io abbia mai potuto avere nel confronti della nostra Città di mare.
Appena avuta la notizia di una galleria nella zona del porto, ingenuamente o forse stupidamente, ho immaginato che si trattasse di una ?galleria d?arte?, insomma un museo, poi ho compreso, con sbigottimento, di che cosa si vagheggia ad Agropoli.
Ebbene ecco la novità: un buco!
Sì, precisamente.
Un buco che trapassi letteralmente la collina e che dal porto raggiunge la zona della taverna dei monaci, Muoio, dove con un certo sforzo di fantasia (per non parlare di quello economico o ambientale) si potrebbe immaginare un eliporto!
La notizia è sensazionale, nel senso che mi procura delle sensazioni mai provate di sgomento e stupefazione, d?ira e pianto, di caldo e di freddo e siccome probabilmente divento anche pessimista di fine del mondo o forse di quello che ritengo il mio mondo: Agropoli.
Allora provo ad immaginare il buco, la galleria, magari bella con tante luci, larga, spaziale, sì, un bel tunnel spaziale quattro corsie, per poterci fare pure le corse di rally.
Non so perché mi vengono le lacrime agli occhi e più mi sforzo d?immaginare e più i sensi mi mancano (notizia sensazionale, no?).
Poi, se davvero si realizzasse l?eliporto, sarebbe comodo, per chi viene da lontano, parcheggiare l??elicotterino? e raggiungere il panfilo, no?
Non posso crederci, adesso la bucano pure questa mia amata terra, la bucano, la scavano, la svuotano e la straziano senza ritegno per una logica economica, perché altrimenti il porto non ha le caratteristiche di sicurezza.
Un buco al cuore, tanto deve morire, no?
Non bastano gli stupri e le sconcezze a cui è stata sottoposta; non basta averla snaturata, venduta (mi riferisco al porto), bisogna anche bucarla, ferirla, sventrarla questa città di nessuno, questa terra di conquista e di potere.
Dico, ma la vogliamo finire o no?
Vergogna a chi pensa di speculare su queste cose distruggendo angoli di paradiso.
Vergogna a chi cerca di lucrare sulla propria terra, a chi se la vende, tanto non è sua: è nostra.
Vergogna.
Milena Esposito.

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Un malato di cuore

9 Gennaio 2007 3 commenti


Francis Turner
I could not run or play in boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink-
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa trees, and arbors sweet with vines–
There on that afternoon in June
By Mary’s side–
Kissing her with my soul upon my lips
It suddenly took flight.


Francis Turner
Io non potevo correre né giocare
quand’ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere -
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti -
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary -
mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’anima d’improvviso mi fuggì.

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