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Archivio Febbraio 2007

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28 Febbraio 2007 1 commento


perchè resta

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?!

28 Febbraio 2007 1 commento
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spleen volante

25 Febbraio 2007 13 commenti


Spleen volante mi poggia, dove? La paura di atterrare. Ci pensi? L?ha atterrato ieri. Mentre un moscone sbatte sul parabrezza appannato, rigato di lucciconi?non usare il tergicristallo, tanto non serve e tu lo sai meglio di tutti, proprio come quel che tremendo non riusciamo a vedere tremando, malgrado sia chiaro persino a noi stessi? bendati da specchi per mosaicare l?immagine come gli occhi del moscone, che possa crepare ora e invece ronza, lui, mentre noi proviamo a perderci nel dedalo del gomitolo? divertente non perdere il filo del discorso, no? Ti ripeto, ironizzando a fatica? questa vacillante forma d?inganno che ci spoglia compiacente tra i fanali caleidoscopici? che sembra rivestirci? come dire una bugia a fin di bene?non sarebbe meglio stare zitti, piuttosto che mentire?? come confondere i crepuscoli di sbadigli e credere che il nuovo giorno arrivi ancora?dopo l?alba, come i tuoi baci birbe di noia probabile? eppure come Arianna cercare è difficile, s?impiglia dappertutto questo mio flashback e tesse Penelope come allora, prima di ammettere la fine e di riporre la lira di Orfeo tanto non serve a Euridice risucchiata da uno sguardo a consegnarci al tempo senza più spleen?

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quello che prima non c’era

24 Febbraio 2007 6 commenti


Passeggiare sul Lungomare San Marco è bello. Poter guardare il mare, il volo solitario dei gabbiani, cercare l?onda della risacca che lambisce la sabbia argentea è una delle gioie del vivere ad Agropoli.
È stata, però, proprio l?onda della risacca a far scomparire la sabbia e per questo da qualche tempo sono iniziati i lavori per costruire una barriera.
La barriera: quanto è bella!
Oggi, l?ho percorsa dal lido Aurora fino a dove finisce.
Vedere Agropoli dal mare è stato subito molto suggestivo: le colline si rincorrono e la terra, al sole brilla come abbandonato sasso dorato.
L?acqua del mare placa la sua forza, quasi ammansendosi nel turchese delle sue tinte.
La passeggiata è amena, piacevole in un giorno che, nonostante l?inverno, sembra primaverile.
Sono lì, tra cielo e mare. Cammino nel sole e tra le placide acque col volto rivolto verso la gioia della luce e del suo variopinto riverbero.
Dorato e spruzzi di gocce salmastre si rincorrono, come uccelli fuggiti dal paradiso, sulle bianche pietre e balenano, spiccando il volo verso il celeste cielo che sfuma nel cobalto e nel rosa del tramonto lontano.
Poi mi accorgo con un brivido che sotto quel manto d?abbacinante bianco delle pietre in superficie, sotto molte sono nere.
Pietre nere, grossi massi color carbone.
Sono con un?amica e anche lei è rapita dall?entusiasmante esperienza di un funambolo incedere tra mare e cielo e anche lei, come me, si rabbuia in viso, chinandosi a toccare il nero delle pietre.
Sono laviche?
Chissà
Strofino le scarpe su quei macigni neri e spero che non sia vera la voce che tempo fa girava per Agropoli.
Spero che i blocchi di roccia plumbea, non siano gli stessi che macchiarono d?inchiostro le sabbie del litorale di Portici.
Mi ritorna in mente quella voce, mi ritorna quell?ansia e quella stessa paura che mi spinsero allora a chiedere a Pasquale del Duca, Presidente del Circolo di Legambiente di Agropoli, d?informarsi, di dissipare quel dubbio.
Adesso dalla barriera guardo l?argento della sabbia agropolese e ritrovo nel ricordo il nero degli altri lidi ormai deturpati e resi in tal modo, lontani dalle mete turistiche.
Torno verso i miei passi, il sole rincorre il buio, nel buio si spegne.
Mentre mi allontano guardo ancora la sabbia e spero, spero che questa amata terra non debba subire pure questo sfregio.

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Il massacro di Gusci di Cielo e Lune Infinite

22 Febbraio 2007 7 commenti


Demenze in astri filanti e senili son li, che guardano, da sotto le fibre ottiche di luna immota, che, dal cielo, illuminano belvedere cimiteriale e mani che scendono per la cerniera delle vesti a reggere il peso di corpi nudi, fermi all’ultimo piano dei loculi.
Adoro questo barlume; ore 10:31, non piove più lacrime, forse mai più…e il sole s?alza e dipinge di limato oro schermo ambrato solo la metà superiore dei palazzi dei morti, vietando le lenti di luce a ciò che rimane alla base…le mamme delle mamme, sì! Annegano nell’ombra, chi invece è favorita dalla sorte nei piani di luce si perde tra le scatole di marmi lignei.
In alto e per salire scale per i vivi?tanto non c?è mai tempo.
Ah?che bello, poter essere una volta accanto alle stelle!
Il tempo è talmente straordinario e quindi, non c’è niente di più equo e solidale, che morire con la mente legata ad un leggero palloncino da circo. E sotto le lucine rosse dai gusci di crepuscolo e dalle lune infinite, che tornano e tornano uguali ormai, ho visto la creatura chiusa in una cavità marmo e oro e foto e fiori secchi e avvizzite orme, che, ricordava goffa nel grigio atlante del mondo in fuga dove di salme ce ne sono tante vivaci come pasticche e stanno attaccate in fila di perle……circolare e tonda, pirica, fatua, fuoco di voli di libellule e lucciole e ancora e sempre lanterne artigliate da scritte di puma nero.
Ed è nel letto sfatto dell?alcova raffreddata, dove il becchino sudaticcio raccatta ciò che scopre, senza più cerniere né zip; Dubbio e Fermezza, figlie di Mamma Vita, presuntuosamente soffocate su un guanciale coperto da radi fili d?argento e avvizzita dolce ex profumata pelle.

agli occhi della rana

22 Febbraio 2007 1 commento


La figlia del mare profondo, con le alghe di capelli, si leva le ultime inutili squame e cammina sull’erba insieme al giovane Raccapriccio e percorrono la solita strada fino al sangue del grillo e il grillo ha gli occhi sbarrati e il verde e il rosso si raddensano.
La notte impaurita rischiara i colori accendendo le stelle come lampadine e mentre il bruco cerca il grillo e lo chiama nell?erba, i due si chinano e si dividono il vino e intanto ingannano il tempo, ma il tempo non si fa mica ingannare facilmente e la formica trascina il bottino nel crepuscolo che si avvicina. È un carico di ferro e carbone.
Lei alita sul piccolo e lo pulisce con una fetta di pane, le nuvole si sciolgono dietro al sole e da lontano sta frinendo un grillo. La luce comincia a cadere, la luce che cade sul prato e in pochi minuti si sparge la voce che il grillo è stato salvato. Così la figlia del mare profondo e il giovane non si danno più la mano e ritornano a casa, tornano a casa dalle loro famiglie.

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eh?

21 Febbraio 2007 3 commenti


Il respiro è incorporeo?trasparente, invisibile agli occhi.
Il respiro è come un pensiero.
Il respiro.
Etereo, il respiro ti respira.
È un soffio, un fiato, un alito.
Ti tiene in vita.
Il respiro è vita.
È affanno.
È leggero, è trattenuto, è silenzioso.
Il respiro è brezza, è folata, è fremito.
È gemito.
È indispensabile.
Il respiro non perde tempo e non smette e non si blocca e?perché non amiamo mai abbastanza noi stessi?

Eh?

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Ma Milena chi è?

20 Febbraio 2007 6 commenti


Ma Milena chi è?

Hanno detto di lei?

Fa paura.
Dario Argento

Che santa donna!
Madre Teresa di Calcutta

È riso e oro!
Gualtiero Marchesi

Ma mi faccia il piacere!
Totò

Che tonna!
Antonietta (la sua pescivendola)

Ce ne laviamo le mani.
Totò Riina

Chi è?
Sua sorella

Speriamo che non me la presentino mai!
Suo fratello

Appena nata, era bellissima
Adamo ed Eva

Mi fa pensare a Nisida
Eduardo Bennato

Mi piacerebbe stenderla
Cassius Marcellus Clay Jr

Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza
Alessandro Manzoni

Da una ?grande? donna c?è qualcosa da imparare anche quando tace.
Seneca

Per questa donna mi butterei anche nel fuoco. Ma dopo di lei.
Roberto Gervaso

Lasciamo le belle donne agli uomini senza fantasia.
Marcel Proust

Quando le candele sono spente, anche lei è bella.
Plutarco

Chiedete al rospo che cosa sia la bellezza e vi risponderà che è lei.
Voltaire

Sarebbe più affascinante se si potesse cadere tra le sue braccia senza cadere nelle sue mani.
Ambrose Bierce

Non ti accorgi, diavolo, che tu sei bella come un angelo?
Giacomo Leopardi

Ci sono delle attrattive che possono essere ammirate solo da lontano.
Samuel Johnson

Non abbia paura della perfezione: tanto lei non la raggiungerà mai.
Salvador Dalì

Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e lei.
Dante Alighieri

Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio lei.
Gianni Rodari

Ho un solo rimpianto nella vita: di non essere lei
Woody Allen

Mi fa ridere.
Roberto Benigni

Nel 1979, le dedicammo una canzone
Pandemonium

Prima o poi la metterò sotto.
Valenino Rossi

Devo ammetterlo: è più bella di Silvio.
Veronica Lario

Ma chi l?ha creata?
I suoi genitori

Si è impossessata di me: esorcizzatemi!
Milena

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Ascoltando Neruda

20 Febbraio 2007 2 commenti


Le ombre delle ciglia si rincorrono e schizzano ai piedi immersi in acque limpide di lacrime, gocciolano il bianco e il nero e il nero della furia di unghie.
Lunghi raggi scuri spruzzano il chiaro fluire di un tempo di strade silenziose.
Piangono sulla tua pelle d?intatta mandorla da fame di capelli.
L?alba e il pallido fulmine di bellezza vanno e vengono.
La voce scorre dalla tua bocca e mi sconvolge col suo riso liquido.
Voglio mangiare il naso e affamato della solitudine tua, annusandoti, cerco al crepuscolo, il giorno e lo cerco nel suono della tua mano.
L?inquietudine fugace dell?incedere tuo, mi affama.
Un puma è il tuo cuore caldo di cui voglio nutrirmi.

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mi chino

19 Febbraio 2007 6 commenti


Mi curvo lentamente e con la punta delle dita, mi avvicino.
L?inchino è frenato, serve a guardare meglio verso il basso, verso i colori.
Allungo la mano e sento il velluto del fresco germoglio tra le mie dita.
Indugio.
Sfioro.
Con i polpastrelli, ad occhi chiusi, sento.
Sono nel tocco accennato.
Le mie dita avvertono il felpato petalo cedevole.
Esito.
Carezzo impercettibilmente: quasi non mi muovo, quasi trattengo il respiro per non guastare tutto.
Piano piano, apro gli occhi e metto a fuoco: mi sembra di sbirciare la vita.
Chino il capo e osservo meglio, meglio che posso.
Le ginocchia arrivano a toccare il terreno; sento la cedevole terra accogliermi come arcaico grembo.
Un?altra cosa, avverto distintamente: è l?eco della mi risata che si spinge oltre le quinte degli annosi alberi e poi rimbalza, ritorna, gioisce.
L?incresparsi delle mie labbra ha un sapore fresco, nuovo.
Il movimento delle dita inconsapevolmente aumenta: è un indistinto nuoto tra aria e morbidezza.
Sprigiona gli odori.
Li libera, scarcerandoli dal freddo.
Salgono verso di me ed io li posso avvertire come qualcosa di denso.
Fitto fitto, gli aromi vengono ed entrano da padroni assolti.
Mi posseggono.
Sono cremosi.
Ispiro.
Ancora.
Ancora.
Rimbalza, in danza, la risata di cristallo.
È calda.
Ora posso raccogliere.
Riempio le mie mani dei nuovi pensieri e li porto al volto, poi al petto, sul cuore

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