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Archivio Marzo 2007

siei invitato

31 Marzo 2007 1 commento


L?Associazione Culturale ?ARTE E PARTE?

Teresa Vizzani e Natale Turchetti

presentano il romanzo

“Ma di dicembre, ma di brumaio…”

La casa dalla scala a chiocciola: quel che ne resta.

di

Riccardo de Sangro

A seguire l’Autore e Natale Turchetti rappresenteranno lo studio teatrale

?Città e Campagna?

Regia di Roberto Biselli

liberamente tratto dal romanzo stesso e dalle memorie dei protagonisti

Siete invitati

Sabato 31 marzo 2007
?Villa Cecilia?
Lungomare San Marco
Agropoli (Sa)
ore 17,30

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intanto

28 Marzo 2007 7 commenti


Intanto le corde vibrano ed arriva la sua voce e si spalancano le porte e le finestre e i balconi e arriva l?indaco. Arriva l?indaco che m?inghiotte. È un tuffo a braccia aperte. Non posso resistere e non voglio. Elimino ogni zavorra, ogni peso e fardello. Mi spoglio in silenzio, nel silenzio nelle sue note che pizzicano l?aria, come bolle frizzanti in acqua limpida sulla mia pelle. Spalanco le mie dita e spalanco le braccia e provo. Cerco con la mente e cerco e riprovo. Spalanco ogni pezzo di me e spalanco gli occhi e vedo, vedo cose non viste, non sospettate, vedo, apro le orecchie e la musica entra e la lascio fare come con un amante a lungo desiderato, entra ed io cedo, le note fanno un girotondo perfetto per la forma a conchiglia delle mie orecchie, girano e le sento sul bordo del timpano, sui lobi, come un bacio.
Apro le narici e respiro piano e spalanco e faccio entrare la primavera e l?annuso e spalanco e aspiro forte e forte fino al cervello fino a quel rumore, a sentire scattare quella molla dimenticata e aspiro e clik.
Apro. Apro. Spalanco la bocca in un sorriso. Sorrido. Sorrido con gli occhi, con le orecchie che si alzano un po?, spinte dal sorriso, sorrido con gli occhi che scintillano, acchiappando dentro di sé il mare e il vento e sorridono i miei occhi e mettono dentro da ladri furtivi di vita, ingordi di luce, tutto, ogni cosa con una brama irrefrenabile in un impulso di voglia di rubare. Oltre il mio viso, spalanco anche il corpo. Ogni cosa di me, s?apre in un impeto lento. Sento le dita che aperte graffiano l?indaco, lì dove spuntano le nuvole candide.
In danza seguo le note, lasciandomi andare al dondolio della chitarra, al richiamo della voce e s?aprono le braccia verso l?alto.
Le gambe seguono come se fossero nate per questa musica, vanno nell?aria e nelle note che rimbalzano impazzite e accarezzano tutta la pelle che spalanca i pori. La musica è frizzante sulla pelle, sui capelli che ondeggiano in morbide onde di luce, in anelli da accarezzare ed io ho voglia di lanciarli nel vento. E la voglia aumenta. S?apre il mio corpo. E si spalanca il cuore e diventa enorme e pulsa e la musica lo fa pulsare e batte con la chitarra e si libera aperto sul mondo e vibrano le corde e scivolano le dita sulle corde, le corde del mio cuore.
Il canto si libera delle parole, il canto trova modi emotivi per giungere dove vuole arrivare e ci arriva ed io canto canto e ballo e sono spalancata.
Tutto il mio corpo è spalancato e allora apro le mie ali e sento la ruggine che ridotta in polvere si scrolla da me e allora volo volo volo volo.

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Anna

27 Marzo 2007 9 commenti


Anna

I capelli bianchi di crine sono raccolti sulla fronte e quel movimento tipico delle mani in continuo agitarsi come l?onda del mare, del suo, sembra un richiamo, un saluto. Forse un giorno lo fu.
È lì, da anni, seduta davanti l?uscio della casa gialla. Le mani vuote. Piena è la mente e sono pieni gli occhi, che affogano nell?acqua passata del tempo e s?immergono nel verde mare della vita.
Tutto è tranquillità, che si cela nel panno dell?abito nero, intriso di salsedine.
Ha un sorriso tra le labbra, che s?apre come una ferita sul volto tra le rughe, come un varco che non fa rimpiangere e lei, che sembra di saperla lunga con quell?espressione impigliata tra le pieghe della pelle, guarda verso il tramonto.
Quella vena, che le pulsa sulla fronte, un rivolo del fiume che si getta a mare, svela la sua curiosità della vita da annusare, di quella che le passa accanto, dall?altra parte della strada: sul lungomare, verso il crepuscolo che arde, in brulichio di gente a passeggio.
Al suo saluto non risponde nessuno, ma tutti sanno il nome di Anna, la pescatrice. Molti conoscono la sua vita di reti e pesci, di barche da attendere e di figli per i quali pregare.
Tra le sue svolte, la vita sembra averla dimenticata, trasformata in statua di sale, bianca, abbandonata su quell?uscio, oggi e sempre abbagliato dal sole di giorno e pulsante della luce del faro di notte.
I pensieri di Anna, se ti fermi a guardarla, sembra quasi di sentirli come l?eco del tortile di una conchiglia.
Sono belle le donne da guardare. Ogni estate sono uguali, con abiti diversi, avvitate a tacchi a spillo o a grosse zeppe, catturate da abiti fascianti o come libellule in variopinti petali di profumate rose in arcobaleni di tinte.
Sono belle le donne da guardare, quando rubano la giovinezza al vento, quando sfidano con le unghie laccate la bellezza.
Sono belle, quando sbocciano all?improvviso e ritrovi nel turgore dell?insospettato seno le promesse del desiderio degli uomini che le vorranno.
Ancheggiano in sabba le ragazze con il passo da frenare per catturarle con gli sguardi. Rotola il loro passaggio come una pallina variopinta di gomma da far rimbalzare tra i sensi e la sensualità.
Sono chiome che incatenano i toni del sole, che sventolano in audaci effluvi da toccare con le pupille della vita che fu.
Della vita che fugge tra il volo dei sogni, che s?alzano in aquiloni trattenuti da piccole mani basse.
Sono belle le grida delle bimbe, che puoi toccare tra il bucato messo ad asciugare alla corda di questo patio, tra il ticchettio delle gocce scivolate a scandire il tempo.
I pensieri di Anna, li senti come l?eco del tortile di una conchiglia.

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Non bisognerebbe mai…

26 Marzo 2007 5 commenti


Non bisognerebbe mai ricordare.
Ricordare è come rivivere o rimpiangere. Ricordare significa serbar ricordo. A che servono i ricordi? Eh? Che senso ha ricordarseli, serbarli, a che serve ripensare? Ripercorrere la stessa strada con la mente in risalita, toglie il fiato eh già, costa fatica la salita. Ripescare dentro di sé, al buio del dimenticato. Immergere le mani nel freddo e resistere cercando cercando con dita mai stanche, mai ferme, che frugano tra pezzi di lacrime ghiacciate, che riemergono e tagliano. Fanno male come sottili affilate lame, ma non bloccano, non ci riescono. Allora si può dimenticare? No? Si può con una gomma sfregarsi il cervello lì, dove c?è quella macchia, un?onta, dove c?è quel dolore. Quella gioia diluita in acqua passata eppure intatta, galleggiante. Bagni di candeggina. Inaffondabile memoria, che a tratti, indecente, riemerge e forse minaccia o fa mostra di sé come una decorazione, una medaglia. Il ricordo siamo noi. Sono io. È l?esistenza stessa. Il ricordo come la nostalgia, il rimpianto, il segno, il segno come una cicatrice o un tatuaggio, resta lì non nascondibile, evidente e lampante, palese e indubitabile come il nostro stesso viso, che dobbiamo portare con noi a spasso per la via, per tutta la vita. Come il corpo che ancora la mente alla terra e non le permette il volo: inutile zavorra in affitto, in continua metamorfosi.
Il ricordo è come il dolore, come una strada sbagliata che ineluttabile si trasforma in un abisso del quale non si vede il fondo, dal quale, servendoci di tutte le restanti forze, siamo rimasti sull?orlo. Aggrappati. Eppure da lì non si può fare a meno di cercare il fondo, non per tentare di trovare la feccia, ma perché da nuovo Narciso, in realtà si sa, che, l?immagine riflessa del nostro ricordo, siamo noi. Il ricordo è quella traccia sottile che riusciamo a scrivere dentro di noi, è la vena che porta al cuore di noi stessi, è il filo rosso che ci commuove ancora, liberando l?anima e la fantasia.
Toglie le briglie, dell?imbizzarrita voglia di vita.
Il ricordo è l?esistenza già scritta, che talvolta ci fermiamo a leggere per gioire o per riflettere su ciò che siamo diventati.
Alloro resto in bilico e non so andare avanti, allora mi accorgo di vivere e di non poterne fare a meno e mi nutro, ingorda, dei miei stessi ricordi come fette golose, come briciole prelibate e, quasi da ladra, rubo alla mia vita le cose più belle.
Allora mi accorgo che non bisognerebbe mai dimenticare.

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Seguendoti e ascoltandoti

22 Marzo 2007 15 commenti


Che le rose in forma di pistacchio chiuse nel guscio duro lascino scivolar fuori con lingua d’ostrica la cioccolata filante di caramello!!!! E ahumm! Che goduria, le colate profumate di occhi di miele e bimba con mani impiastricciate di batticuore da ladruncola in erba e piccole margherite. Le gocce dure e scintillanti, dolce di zucchero fuso in fili appiccicosi e golosi, che rispendono, da preziosi anelli di gioia rubata sul marmo gelido.
Tra i pezzi marroni?d?oro e di cannella.
Fili lunghi sono intrecciate alle dita e comincia a capire com?è inutile stare a soffrire.
Come il gatto col topo e col pesciolino rosso e arrossito o arrostito, povero caro!
Come barattoli di marmellata sempre troppo alti per poter guardare in basso e se non c?è altro puoi venire con me in fondo ai tuoi occhi di gatto sornione.
Gli urli del tuo cuore non li sentiamo mai in tempo.
Se tu non scendi non puoi saperlo. Scendi con me.
Strilla il tuo essere come il mio.
E che le nocciole candite melate alla luna gridino pure di voler tornare nel riccio fra il capriccio d’autunno, il fuoco d’ottobre, pure quello che brucia di più è tra dicembre e gennaio e la rinnovata primavera festante in striscioni di ciliegi di ricchi coitillons che vestono di sorpresa l’albero di Giuda.
I fiori grondano sangue e macchiano la primavera di gelo.
Rosso vermiglione è sbocciato in profumo d?erba tagliata e zucchero caramellato rincorre furioso la cannella nel bruciato del pentolino dimenticato sul fuoco del mio freddo che non trova pace nel letto del mare?in fondo, in fondo. Ho freddo e tu lo sai?tu continua a volare nel vento delle parole più belle, che tormentano l?anima che?come si fa?

dal mare al vento

22 Marzo 2007 2 commenti


Scendi con me in fondo al mare a cercare quello che non abbiamo qui
Vieni con me ed inizia a capire com?è inutile stare a soffrire
Guarda questo mare che ci bagna di paure sta cercando d?insegnarci
Ah, come si fa a dare i tormenti all?anima che vuole affondare
Se tu non scendi a fondo non lo puoi sapere
No! Come si fa a prendersi solo quello che ci sta
E puoi lasciare questo cuore solo in mezzo alla via
Sali con me e comincia a cantare queste note che l?aria dà
Senza guardare tu continua a volare mentre il vento ci porta là
Dove ci sono le parole più belle e il vento le prende e te le insegna…

traducendo Cu’mme

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Cu’mme

20 Marzo 2007 6 commenti


Scinne cu’mmè, n’fonn’ò mare a truvà chell’ ca nun tenemm’accà
Viene cu’mmè, e accumiencia a capì comm’è inutil’ astà asuffrì
Guarda stu mare, ca ce’nfonne ‘e paure sta cercann’ e ce’mparà
Ah! Comme se fà a dà i turmient’ all’anema ca vò affunà
si tu nun scinn’ affunn’ nunn’o può sapè
No! Comme se fa a te piglià su tante quale ca ce stà
e può lassà stu core sulo, n’miezz’a via
Saglie cu’mmè, e accumiencia a cantà ‘nsieme ‘e ‘nnote ca ll’aria dà
Senza guardà, tu continua a vulà mentr’u viento ce porta’llà
add’o ce stanno ‘e parole cchiù belle e t’e piglie pe te’mparà
Ah! Comme se fà a dà i turmient’ all’anema ca vò affunà
si tu nun scinn’ affunn’ nunn’o può sapè
No! Comme se fa a te piglià su tante quale ca ce stà
e può lassà stu core sulo, n’miezz’a via

Ah! Comme se fà a dà i turmient’ all’anema ca vò affunà
si tu nun scinn’ affunn’ nunn’o può sapè
No! Comme se fa a te piglià su tante quale ca ce stà
e può lassà stu core sulo, n’miezz’a via….

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orlo

15 Marzo 2007 13 commenti


sull’orlo nero
gracida
nuda la pazzia

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soffio

14 Marzo 2007 8 commenti


Spuma è la vela
soffiata
sull?abisso dell?anima

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ma n ca n ze

10 Marzo 2007 15 commenti


Scricchiola il passo
sul sentiero
della solitudine

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