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lascia la lettera

19 Marzo 2009

Un lipogramma (dal greco lèipo = lascio; e gramma = lettera) è un testo in cui non può essere usata una determinata lettera.

Ad esempio, si prende un qualsiasi testo e lo si riscrive sostituendo ogni parola che contiene la lettera bandita con un suo sinonimo che non la contiene.

Lo scrittore Georges Perec riuscì a scrivere un intero romanzo, La Disparition, senza mai usare la lettera "e". Successivamente scrisse un lipogramma intitolato Le ripetizioni (Les revenentes), nel quale lo scrittore utilizzò come unica vocale, in tutto il testo, proprio la lettera "e". Si tratta dunque di un lipogramma, o una sua variante, in "a", "i", "o", "u" ed "y" (anche quest’ultima lettera rientrante tra le vocali in francese).

La bravura dello scrittore è maggiore quando la lettera scelta è di quelle molto usate nella lingua. Un lipogramma in Y in italiano sarebbe completamente privo di interesse.

Per esempio, non potendo usare la R, il verso della Locomotiva di Francesco Guccini:
E coRRe, coRRe, coRRe, coRRe sempRe più foRte
potrebbe diventare:
E va veloce, veloce, veloce, veloce ogni attimo di più
Eccovi l’intero testo, perchè non provare a tradurlo in lipogramma? Bandiamo la R!

Buona scrittura ^_^

 

La Locomotiva

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l’immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli…

Conosco invece l’epoca dei fatti, qual’ era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch’ esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti…

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite..

Ma un’ altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano "gli uomini son tutti uguali"
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l’ aria
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia…

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
un treno di lusso, lontana destinazione:
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori…

Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore…

E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d’ acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno…

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura…

Correva l’ altro treno ignaro e quasi senza fretta,
nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
"notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno…"

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
"Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!"

E intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l’ immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice…

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta…
con l’ ultimo suo grido d’ animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava…

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia!

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  1. 20 Marzo 2009 a 18:39 | #1

    Per farla tutta non c’è il tempo… ma su qualche strofa ho accettato la sfida! Così… per giocare un po’.

    Non so se Guccini ne sarebbe tanto fiero!

    ciao

    La Locomotiva

    Non so che viso avesse, né come si chiamava,

    come fosse la sua voce, con quale voce poi cantava,

    quanti anni avesse al tempo, di che tinta i suoi capelli,

    ma nella fantasia ho l’immagine sua:

    i combattenti son tutti giovani e belli,

    i combattenti son tutti giovani e belli,

    i combattenti son tutti giovani e belli…

    Conosco invece l’epoca dei fatti, quale fu il suo impiego:

    all’inizio del secolo, macchinista sui convogli

    i tempi in cui si cominciava la lotta santa dei pezzenti

    si stimava il convoglio anch’esso un mito di sviluppo

    lanciato sui continenti,

    lanciato sui continenti,

    lanciato sui continenti…

    E la locomotiva come fosse un colosso buffo

    che l’uomo dominava con le idee e con la mano:

    ululando si lasciava alle spalle distanze come infinite,

    fu come se avesse in sé capacità immense,

    lo stesso impeto della dinamite,

    lo stesso impeto della dinamite,

    lo stesso impeto della dinamite…

    Ma un secondo impeto intenso spiegava dunque le sue ali,

    vocaboli che dicevano “gli uomini son tutti uguali”

    e su maestà e aguzzini scoppiava nella via

    la bomba del popolo e illuminava il vento

    la fiaccola del nichilismo

    la fiaccola del nichilismo,

    la fiaccola del nichilismo…

    Un convoglio tutti i dì passava per la sua stazione,

    un convoglio di lusso, lontana destinazione:

    vedeva gente ossequiata, pensava a quei velluti, alle gioie

    pensava allo smunto dì della sua gente vicina,

    pensava un convoglio pieno di nobiluomini

    pensava un convoglio pieno di nobiluomini

    pensava un convoglio pieno di nobiluomini…

    Non so che cosa accadde, ma adottò la decisione,

    chissà un odio antico, discendenze senza nome

    che ululava vendetta, gli divenne cieco l’animo:

    dimenticò pietà, dimenticò la sua bontà,

    la bomba sua la macchina che emette fumo

    la bomba sua la macchina che emette fumo

    la bomba sua la macchina che emette fumo…

    E sulle guide stava la locomotiva,

    la macchina pulsante come fosse cosa viva,

    somigliava a un giovane cavallo che appena fuggito al galoppo

    azzannava la guida con muscoli d’acciaio,

    con potenza cieca di baleno,

    con potenza cieca di baleno,

    con potenza cieca di baleno…

    ecc.

  2. Fiore
    25 Marzo 2009 a 12:42 | #2

    Che fatica!

    La Locomotiva

    Non so che viso avesse, nemmeno come si chiamava,

    che voce avesse, con quale poi cantava,

    quanti anni avesse all’epoca, e quale tinta avevano i suoi capelli,

    ma nella fantasia ho l’immagine sua:

    gli idoli son tutti giovani e belli,

    gli idoli son tutti giovani e belli,

    gli idoli son tutti giovani e belli…

    Conosco invece l’epoca dei fatti e la sua occupazione:

    all’inizio del secolo, macchinista sui convogli,

    i tempi in cui si cominciava la lotta santa dei pezzenti

    il convoglio evocava anch’ esso al mito dell’evoluzione

    lanciato in cima ai continenti,

    lanciato in cima ai continenti,

    lanciato in cima ai continenti…

    E la locomotiva assomigliava ad un fenomeno bislacco

    che l’uomo dominava con la mente e con la mano:

    tuonando si lasciava alle spalle distanze che si immaginavano infinite,

    si pensava che contenesse una potenza incontenibile,

    la stessa potenza della dinamite,

    la stessa potenza della dinamite,

    la stessa potenza della dinamite…

    Ma una seconda potenza spiegava dunque le sue ali,

    concetti che definivano “gli uomini tutti uguali”

    e addosso ai potenti e ai violenti, scoppiava nella via

    la bomba popolana illuminava il cielo

    la fiaccola dell’audacia infine sia,

    la fiaccola dell’audacia infine sia,

    la fiaccola dell’audacia infine sia…

    Un convoglio tutti i dì passava dalla sua stazione,

    un convoglio di lusso, lontana destinazione:

    vedeva gente ossequiata, pensava a quei velluti, ai gioielli e ai diamanti,

    pensava all’esiguo dì della sua gente vicina,

    pensava un convoglio pieno di benestanti,

    pensava un convoglio pieno di benestanti,

    pensava un convoglio pieno di benestanti…

    Non so che cosa accadde, poiché colse quella decisione,

    che fu a causa di una stizza antica, discendenze senza nome

    che ululavano vendetta, lo confuse senza pietà:

    dimenticò la clemenza, dimenticò la sua bontà,

    la bomba sulla macchina che sputava umidità,

    la bomba sulla macchina che sputava umidità,

    la bomba sulla macchina che sputava umidità…

    E sulle sue guide andava la locomotiva,

    la macchina pulsante simile ad una cosa viva,

    somigliava un giovane cavallo che galoppava in un campo

    addentava le guide con i denti d’ acciaio,

    con potenza cieca di lampo,

    con potenza cieca di lampo,

    con potenza cieca di lampo…

    E un dì come tanti, ma quasi con più intimo disappunto

    pensò che accomodava qualche offesa.

    Salì sul fenomeno che stava sonnecchiando, cacciò l’anima spaventata

    e senza nessuna logica a quel che stava facendo,

    il fenomeno inghiottiva subito la vallata,

    il fenomeno inghiottiva subito la vallata,

    il fenomeno inghiottiva subito la vallata…

    Viaggiava veloce il convoglio vicino, senza sospetto e quasi senza affanno,

    nessuno immaginava tanta vendetta,

    ma alla stazione di Bologna giunse la notizia in un baleno:

    “notizia d’evenienza, agite immediatamente,

    un pazzo si è lanciato addosso al convoglio,

    un pazzo si è lanciato addosso al convoglio,

    un pazzo si è lanciato addosso al convoglio…”

    Ma intanto va, va, va la locomotiva

    e sibila il gas acqueo e assomiglia quasi ad una cosa viva

    e come se comunicasse con i contadini chinati il fischio che si spande in volo:

    “Amico, evita lo sgomento, che io sto eseguendo il mio compito,

    Vinca la giustizia del popolo!

    Vinca la giustizia del popolo!

    Vinca la giustizia del popolo!”

    E intanto va, va, va aumentando la velocità

    e va va va fino alla sua fine

    e l’incapacità volta all’ immensa violenza annientate,

    aspetta solo lo schianto e poi che giunga il manto

    della immensa potenza consolante,

    della immensa potenza consolante,

    della immensa potenza consolante…

    La leggenda ci svela come finì il viaggio

    la macchina deviata lungo una linea bloccata…

    con l’ ultimo suo muggito d’ animale la macchina vomitò lapilli e lava,

    esplose puntando il cielo, poi il fumo disseminò il velo:

    messo insieme che in quel momento alitava,

    messo insieme che in quel momento alitava,

    messo insieme che in quel momento alitava…

    Ma a noi piace la fantasia che sia alle spalle della belva meccanica

    quando viaggiava e sputava umidità

    e che ci giunga un dì nuovamente la notizia

    di una locomotiva, come una cosa viva,

    lanciata a bomba addosso all’ ingiustizia,

    lanciata a bomba addosso all’ ingiustizia,

    lanciata a bomba addosso all’ ingiustizia!

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