della citazione

22 Maggio 2009 Commenti chiusi

"… La mia anima è piena di pigrizia e del sentimento della libertà.
È il sangue che ribolle all’avvicinarsi della primavera.
E tuttavia sono al lavoro. Preparo il materiale per il mio terzo libro e cancello senza misericordia.
È strano, adesso ho la mania della brevità; qualunque cosa legga, mia o di altri, nulla mi sembra abbastanza breve."
Anton Cechov, Lettera a Aleksej Suvorin, 1889

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Specchio delle mie brame di Stefania Zacchiroli

21 Maggio 2009 Commenti chiusi

 

La guardava incantata come  se fosse una attrice di altri tempi, avvertiva per lei  una grande commozione,  tanto che le si inumidirono gli occhi.

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Essere scrittore

17 Maggio 2009 1 commento

Essere scrittore:
   "… Il lavoro dello scrittore -a prescindere dalla sua qualità -esige che il nostro cuore, il nostro sistema nervoso e la nostra coscienza si arroventino fino a raggiungere una temperatura costante assai più alta della media. Non si può tirare sul prezzo, né chiedersi se «ne vale la pena» -non si può mercanteggiare con un’ossessione, che altri sono liberi di etichettare con la lusinghiera qualifica di «vocazione», mentre da parte mia credo che sia meglio definirla, in maniera nuda e cruda, un’idea fissa… L’uomo «felice» non è creativo; è un uomo felice, punto e basta. Quanto a me, non mi sono mai sentito attratto dalla felicità in quanto obiettivo da perseguire metodicamente; la felicità l’ho sempre vista con un’ ombra di disprezzo, e mi rendo conto che si tratta di un’attitudine morbosa. …"
   "… Una volta uno scrittore mi ha insegnato che l’insoddisfazione e l’irrequietezza sono il morbo che affligge l’uomo occidentale. E una donna mi ha insegnato che questa è la «malattia dello scrittore», che preclude all’uomo di pensiero ogni soddisfazione che non sia di ordine professionale. Può darsi che io sia uno scrittore. Il desiderio di evadere mi perseguita sin da quei tempi, e in determinate fasi riaffiora nella mia vita con prepotenza, manda per aria il mio quadro esistenziale, mi trascina in situazioni riprovevoli, in crisi sgradevoli e incresciose. Fu così che più tardi scappai dalla professione a cui ero stato destinato, fu così che a volte evasi dal mio matrimonio, fu così che mi trovai invischiato in «avventure» che non vedevo l’ora di lasciarmi alle spalle, fu così che ruppi legami sentimentali e amicizie; e fu così che da giovane peregrinai di città in città, abbandonando orizzonti familiari per orizzonti sconosciuti, fino a quando la mia esistenza vagabonda non mi apparve una condizione naturale: il mio sistema nervoso si adattò a questa sensazione di allarme, e pervenendo a una sorta di «disciplina» artificiale incominciai infine a lavorare… Ancora oggi vivo così, tra due treni, due evasioni, due fughe, come chi non sappia mai quale rischiosa avventura interiore lo attenda al prossimo risveglio. Sono ormai avvezzo a questo stato. Fu dunque così che tutto cominciò. …"
   "… In che modo si diventa scrittori? …Non lo so. Non ricordo una «esperienza» isolata, legata a un evento preciso, che avrebbe potuto rivelarsi «decisiva» nel conferirmi un particolare tipo di vista e di udito e nell’imprimermi la mentalità di uno scrittore, scatenando così in me una vocazione. Ho voluto scrivere da sempre. Non sono mai stato sfiorato dall’idea che avrei potuto ricorrere anche ad altri mezzi d’espressione, oltre a quello del pensiero tradotto in forma scritta. A quattordici anni ero scrittore almeno quanto lo sono adesso; certo, non sapevo scrivere, ma consideravo la vita come un’ occasione per esprimermi e avevo un buon orecchio per il suono della letteratura, che forse coglievo più istintivamente di oggi. Oggi mi confondono i dubbi, le esperienze e i molti tentativi già compiuti, commetto parecchi errori, e durante il lavoro mi accompagna costantemente la responsabilità del compito, insieme all’incertezza e a un tormentoso senso di insoddisfazione alimentato dalla consapevolezza dei miei limiti. Credo che con Donyi iniziammo puntando un tantino troppo in alto: nientedimeno che Shakespeare e Tolstoj. E nutrivamo un sommo disprezzo per tutto ciò che non era «pura» letteratura…
Non sapevamo – e come avremmo potuto saperlo? – che la letteratura non consiste soltanto nella somma dei massimi risultati; eravamo tutt’altro che modesti, e pretendevamo troppo anche da noi stessi, sicché non tardammo a perdere la voce. Nel corso della sua breve vita Donyi scrisse soltanto poche righe, e non osò mai affrontare lavori impegnativi, paralizzato da un sacro rispetto per la professione; quando io smarrii la strada e mi diedi al giornalismo, lui, quasi sentendosi tradito, mi supplicò come un monaco che voglia indurre alla ragione un confratello sul punto di abiurare la sua fede; poi mi abbandonò al mio destino… Da ragazzi giocavamo «allo scrittore» senza neanche essere sfiorati dall’idea che si potesse giocare a qualcos’altro. Dacché ho l’età della ragione ho sempre voluto scrivere, e oggi ho la sensazione che sin dall’infanzia ho continuato a lavorare non tanto a singoli compiti quanto a una specie di «opera» unitaria, che è imperfetta, approssimativa, disseminata di erbacce e di ciarpame; ma al di là dei compiti occasionali, ciò che mi preme è proprio questo tutto, di cui cerco di ravvisare i contorni; talvolta vedo già delinearsi chiaramente l’uno o l’altro particolare, mentre l’insieme, naturalmente, rimane indistinto e inafferrabile… Donyi mi ha insegnato che bisogna parlare soltanto con voce limpida e in momenti solenni. Ma io ancora oggi non smetto di ciarlare compulsivamente, come spinto dal terrore della morte. …"
Sándor Márai

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Specchio delle mie brame di Fiorella Carrera

14 Maggio 2009 Commenti chiusi

 

<< Caro specchio-oh-specchio-delle-mie-brame credo che Esmeralda voglia sedurti!>>

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cercandola

12 Maggio 2009 Commenti chiusi

Della filosofia di vita dell’autore:
   "
E allora tu, giovane scrittore, hai qualcosa da dire, o credi soltanto di avere qualcosa da dire? Se ce 1′hai, nulla potrà impedirti di dirlo. Se sei in grado di pensare cose che al mondo piacerebbe sentire, la forma stessa del pensiero già ne è l’espressione. Se pensi con chiarezza, scriverai con chiarezza; se i tuoi pensieri sono meritevoli, altrettanto meritevole sarà la tua scrittura. Ma se il tuo modo di esprimerti è scadente, è perché i tuoi pensieri sono scadenti; se è limitato, è perché tu sei limitato. Se hai le idee confuse e ingarbugliate, come puoi aspettarti di esprimerle con lucidità? Se le tue conoscenze sono scarse o poco sistematiche, come possono le tue parole essere chiare o logiche? E senza il robusto sostegno di una filosofia operativa, come puoi fare ordine nel caos? Come fai a compiere previsioni e valutazioni chiare? Come puoi percepire a livello qualitativo e quantitativo l’importanza relativa di ogni briciola di conoscenza che possiedi? E senza tutto questo come puoi essere mai te stesso? Come fai ad avere qualcosa di originale da proporre all’orecchio ormai sazio del mondo?
L ‘unico modo per conquistarsi questa filosofia è cercarla, estraendo dalla conoscenza e dalla cultura del mondo i materiali che vanno a comporla. Che cosa sai del mondo al di sotto della sua superficie ribollente? Che cosa sai delle bolle se non comprendi le forze che operano nelle profondità del calderone? Un artista può forse dipingere un Ecce Homo senza avere la minima idea della storia e dei miti ebraici, e di tutte le varie caratteristiche che messe insieme formano l’ indole dell’ ebreo, le sue convinzioni e i suoi ideali, le sue passioni e i suoi piaceri, le sue speranze e paure? Un musicista può forse comporre la "Cavalcata delle Valchirie" e non sapere nulla della grande epica teutonica ? Lo stesso vale per te: devi studiare. Devi arrivare a interpretare il volto della vita con intelligenza. Per comprendere le caratteristiche e le fasi di qualsiasi cambiamento, devi conoscere lo spirito che induce all’azione gli individui e i popoli, che dà vita e impulso alle grandi idee, che fa impiccare un John Brown o crocifiggere un Messia. Devi toccare con mano il pulsare più profondo delle cose. E la somma di tutto questo sarà la tua filosofia operativa, con la quale, in seguito, misurerai, soppeserai, valuterai e interpreterai il mondo. Ciò che chiamiamo individualità non è altro che questa impronta personale del punto di vista di ogni singolo individuo."
Jack London

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la sorella di Cechov

9 Maggio 2009 Commenti chiusi

 

«Basta essere più onesti: buttare se stessi a mare sempre e dovunque, non intrufolarsi nei protagonisti del proprio romanzo, rinnegare se stessi, non fosse che per mezz’ora». «Dio, non permettermi di giudicare o di parlare di quel che non conosco e non capisco». «Prendi qualcosa dalla vita reale, d’ogni giorno, senza trama e senza finale». «Scrivete su ogni specie di soggetti – allegri e lugubri, bene o male. Mandate racconti, bozzetti, aneddoti, barzellette, freddure, ecc. ecc.». «Non forbire, non limare troppo, sii sgraziato e audace. La brevità è sorella del talento». Cechov

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della citazione

8 Maggio 2009 Commenti chiusi

 

<<Spesso è connesso al mare (lo scrivere)… ho il senso della fuga del tempo…e come al solito voglio – voglio – voglio. Ma cosa voglio? Qualsiasi cosa avessi, continuerei a dire VOGLIO, voglio!>> V. Woolf

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Le fatiche di mastro Geppetto

7 Maggio 2009 Commenti chiusi

 

L’ispirazione, come scienza poetica infusa dalle muse, forse non esiste, ma neanche può essere vera la situazione contraria dello scrittore "falegname", che pialla e incolla e poi chiude bottega per pranzo e per cena. Bisogna credere che "a piallare ed a incollare" si può imparare (se si ha la stoffa e la buona volontà), ma senza quell’idea che ti incolla con le dita alla tastiera (o alla penna) e che ti obbliga a farsi scrivere mancherà sempre pathos. Racconto o romanzo che sia, chiediti sinceramente se ciò che vorresti scrivere puoi evitare di farlo. Se la risposta è sì, non perdere tempo.

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della citazione

6 Maggio 2009 Commenti chiusi

Ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre sul foglio come da sola, e io a correrle dietro.

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come una gravidanza

4 Maggio 2009 Commenti chiusi

 

Il romanzo può rappresentare un terreno impervio per lo scrittore, questo, però non deve spaventarci, anzi deve conferire tenacia, mordente e metodo.

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